Il
contenuto di questo rapporto è tratto direttamente dall’esperienza accumulata
in cinque anni di lavoro in ambiente Internet. Alla Eurosolution.it sono
arrivati decine di imprenditori, in larga parte piccoli, che volevano sapere
come sfruttare Internet, come inserirlo nella propria azienda. Dalle domande
ricevute, dalle risposte date, dall’esperienza diretta, insomma, abbiamo
tratto una serie di punti di riferimento.
Siamo
tutti passati dalle favole e dall’entusiasmo cieco, alla valutazione ragionata
e consapevole del fenomeno. Oggi c’è ancora una grande confusione. Naturale
in una fase di avviamento.
La
prima chiarezza che l’esperienza ha maturato è che Internet genera un
processo profondo e complesso, tanto nell’organizzazione interna quanto nelle
relazioni esterne; un processo che va affrontato con una professionalità che
non si può improvvisare e con una competenza che non si può adattare. E’
cambiato il mercato ed il consumatore; è cambiato il marketing, o meglio, si è
raffinato: non più aggressivo e rude cacciatore, ma sensibile e competente
coltivatore, magari allevatore; al massimo pescatore che si limita ad attirare
con tentazioni accattivanti le sue prede.
Nella
storia dell’umanità non è la prima volta che la società accoglie
innovazioni. Anche in questo caso non si deve pensare che la realtà esistente
sia tutta da buttare; anzi, la via maestra è sempre quella della revisione
critica e ponderata di ciò che funziona, integrandola attentamente con le nuove
aperture.
Di
“Nuove Economie” né abbiamo avute davvero tante nella nostra storia; questa
non sarà certo l’ultima. Il successo nelle “Nuove Economie” precedenti ha
comunque dei punti in comune: curiosità, coraggio, attenzione e mezzi adeguati
agli obiettivi. Chi opera con questi ingredienti, difficilmente si trova
spiazzato.
Nell’ambiente
Internet le novità e le innovazioni tecniche si accavallano con le loro
applicazioni. La pubblicità ed i media non contribuiscono certamente alla
chiarezza, diffondendo valutazioni e previsioni che sono tutto ed il contrario
di tutto. Ognuno tira acqua al suo mulino e l’imprenditore non sa come
barcamenarsi e rinvia ogni decisione per non sbagliare. Sono pochi quelli che
sanno sbagliare dando valore all’esperienza acquisita. Eppure l’esperienza
in un mercato mutevole e sfuggente è il primo valore da accumulare.
L’esperienza,
le ricerche, le sperimentazioni che abbiamo maturato sul campo possono aiutare a
capire come muoversi e come partecipare alle scelte che attendono, serrate e
veloci; Eurosolutio.it è pronta a crescere con tutte le Aziende, soprattutto le
piccole, “Internet oriented”, che vogliono competere nell’ultima Nuova
Economia.
Internet
interpreta al meglio le caratteristiche della nuova comunicazione, le tendenze
dei consumi del nuovo millennio, in un’economia che si polarizza tra globale
e locale, in una società che diventa omologata mentre riscopre etnie e
tradizioni. Partiamo con una considerazione “filosofica”, quella relativa
all’evoluzione consumistica della società; oggi l’industria produce una
quantità di prodotti superiore alle necessità, con un’utilità sempre più
marginale. I bisogni tendono quindi a concentrarsi sulla qualità intrinseca
(che interpreta l’utilità) dei
beni e sulla loro attitudine a rappresentare uno stile di vita (che interpreta
l’identificazione).
Quattro
percorsi paralleli nel tempo: il prodotto, nato nell’era dell’autoconsumo-baratto
(vale l’utilità), cresce con la rivoluzione industriale (vale la libertà
di scegliere), determina la voglia di status (vale per l’accreditamento), si
afferma come stile di vita (vale l’identificazione). Il cliente dell’autoconsumo
e baratto tende solo a sopravvivere, con pochi prodotti, poi, con la
rivoluzione industriale, comincia a scegliere, potendo disporre di un
assortimento più ampio e profondo. Si è passati quindi dal bisogno
esistenziale all’esigenza di essere status e poi a quella di avere uno
stile.
La
storia del marketing scorre parallela; quando nasce è semplice, schematico,
solo orientativo.
La
Società cresce, il mercato avanza, il consumo diventa spensierato, la gente
vuole avere, non solo quantità, anche qualità. Il marketing si evolve,
diventa pressante, diretto, intrusivo. La Società gode di pieno sviluppo, il
pubblico diventa un grande mercato; il singolo si fa maturo, vuole essere e
non solo avere, sceglie e riflette prima di scegliere, vuole sapere, cerca il
contenuto del prodotto. Non basta la quantità, non basta la qualità, cerca
la specialità, per essere differente. Il marketing è cresciuto, lavora di
testa, subliminale, emozionale; parla per coincidenze e tentazioni, in maniera
indiretta. Oggi viviamo l’epoca dell’intelligenza, della consapevolezza,
del bene/servizio come rifugio di valori che mancano.
Si
determina il bipolarismo tra massa e nicchia, tra mega e micro, si confonde il
voluttuario con il primario, in un unico albero che va dal generico allo
specialistico, dal mirato al diversificato.
L’accelerazione
dei tempi porta anche l’approfondimento dei gusti.
Alla
base di quest’evoluzione è il desiderio di essere meglio informati, di
avere punti di riferimento condivisi secondo scelte consapevoli e mature.
Dal
consumismo spensierato al consumismo cosciente.
Dallo
sviluppo a tutti i costi allo sviluppo compatibile.
Dall’era
della proprietà all’era dell’utilizzo.
Crescono
di conseguenza le informazioni sui prodotti, la comunicazione diventa
emozionale, la marca assume un ruolo distintivo essenziale; i servizi e gli
scambi immateriali che ne conseguono sono determinanti per il successo di
qualsiasi iniziativa commerciale, basata su immagine e conoscenza.
Il
marketing assume un ruolo basilare nel concepimento di qualsiasi azione
produttiva, non più per trovare come vendere, ma per capire cosa produrre,
per stabilire come strutturare la produzione, per identificare il target
naturale, curarlo, difenderlo.
La
storia dei commerci ha subito un lento processo di evoluzione, passando da
ritmi periodici (il mercato settimanale, la fiera annuale) a ritmi continui
(centri commerciali e drugstore sempre aperti); passando da prodotti generici
per tutti a prodotti specifici per qualcuno, da prodotti a qualità
differenziata a prodotti a qualità generalizzata.
Il
Commercio Elettronico entra in scena in questo momento evolutivo, portando una
scossa alle abitudini di acquisto, al modo di proporre e distribuire; a tutto
il modo di lavorare e di essere azienda. Una scossa ancora molto blanda ma
degna di attenzione. Il mondo sta cambiando dappertutto, anche il più
sprovveduto se se accorge ma, nonostante si parli di velocità e di
accelerazione, per ora il cambiamento è lento e frenato.
Siamo
di fronte ad un processo di smaterializzazione degli elementi che determinano
le scelte;
contemporaneamente siamo soggetti a richieste specializzate sull’individuo
organizzato in nuove collettività. Si parla oggi di capitalismo immateriale,
perché la parte tangibile dei beni prodotti assume un ruolo secondario
rispetto al servizio per cui è stato prodotto.
Il
Commercio Elettronico rappresenta il mezzo ideale per assecondare queste
tendenze, perché favorisce la circolazione delle informazioni e delle idee a
discapito delle merci; perché ottimizza il movimento stesso delle merci,
contrastando la formazione di magazzini e di stock invenduti; perché aumenta
l’efficienza delle procedure e l’efficacia delle applicazioni;
l’obiettivo è quello di vendere prima e produrre apposta dopo,
deconcentrando i fattori in un sistema organizzato a catena, coordinata e
super specializzata. Unità produttive piccole ma concatenate da un processo
impeccabile di progettazione, realizzazione, montaggio, consegna, assistenza.
Il
mercato di oggi è molto diverso da quello di ieri.
L’evoluzione
attuale del mercato è caratterizzata da due aspetti: il consumo di massa, che
preferisce la grande distribuzione; il consumo di pregio, che si orienta verso
esercizi specializzati. Il consumo di massa richiede standard omogenei e
prezzi bassi che sono alla portata dei grandi processi industriali.
Il
consumo di pregio valorizza la tipicità ed i metodi tradizionali di
produzione, che si esprimono in quantità limitate e qualità speciali.
Per
orientarsi in questo mercato, dove crescono la produzione e l’offerta,
mentre diminuiscono il consumo e la domanda, non bastano più il fiuto e la
fantasia.
Ci
vogliono idee originali e strumenti sofisticati; la qualità è una condizione
necessaria ma non più sufficiente.
Lo
sviluppo del lavoro rende indispensabile la crescita dei mezzi di
comunicazione.
L’impresa
che si aggiorna tempestivamente, dotandosi di strumenti avanzati, incrementa
la sua competitività. L’imprenditore che innova conquista il vantaggio più
solido.
La
piccola impresa, forte della sua flessibilità, può sfruttare più in fretta
le idee innovative per ottimizzare l’organizzazione ed ampliare la
clientela; riesce a dare il massimo quando si specializza in una nicchia di
mercato, perché può seguire da vicino la clientela ed entrare nel dettaglio
delle sue esigenze. Per identificare una nicchia e diventarne leader occorrono
strumenti e metodi pensati per la grande impresa; il mercato tende a divenire
ogni giorno più globale, subisce mode e miti che si inseguono tumultuosamente
e rincorre l’evoluzione tecnologica che si propone senza sosta.
La
crisi dei consumi e l’affermazione di nuove culture rendono il mercato
frammentario, i consumatori si segmentano in fasce omogenee di tendenze,
motivazioni e stili di vita, ogni giorno più minuti e dettagliati. Per
vendere i prodotti ogni impresa deve conoscere bene i suoi clienti potenziali
e raggiungerli con precisione nella loro nicchia.
Internet
è la nuova parola magica della comunicazione, per la rapidità, per l’economicità,
per l’accessibilità tecnica. Utilizzare con professionalità Internet
significa cercare o farsi trovare dai propri clienti, conquistarli con offerte
dirette e personalizzate, fidelizzarli con l’assistenza specifica e con
l’individuazione mirata dei bisogni emergenti da soddisfare.
La
fedeltà dei clienti è l’obiettivo primario, la fiducia è lo strumento che
serve. La fedeltà è fedele se non ci si approfitta di lei; la fedeltà porta
clienti, il valore dei clienti che diventano supporter è forte perché i
contatti procurati non si sommano, si moltiplicano.
Ora
che c’è l’occasione, bisogna afferrarla al volo per anticipare i
concorrenti. Chi parte prima occupa un posto migliore per sfruttare le
potenzialità disponibili. Internet è il primo passo per prendere confidenza
con la telematica, la comunicazione del duemila; è la strada da imboccare per
acquisire uno strumento di lavoro in grado di qualificare ogni impresa e
portarla in contatto con mercati vastissimi, grandi quando il mondo.
Il
mercato del futuro sarà molto diverso da quello di oggi.
Il
prodotto del futuro è in maggioranza costituito da informazioni e da servizi.
Le aziende si organizzano in network, perché far parte di un network
significa far parte del nuovo sistema produttivo, dove la concorrenza tra
tutti lascia lo spazio alla cooperazione integrata tra i migliori, che
condividono esperienze e scambiano processi tagliati su misura per l’utenza
finale. Nessuna azienda, neanche una multinazionale, può competere ignorando
questo nuovo meccanismo produttivo, quello della catena globale.
I
costi di un prodotto si spostano da quelli materiali a quelli immateriali.
L’importanza della proprietà lascia il posto al valore dell’uso. Il
valore passa cioè dai beni fisici a quelli immateriali, che sono la
conoscenza portata dall’informazione, la fedeltà creata dalla
personalizzazione, la soddisfazione procurata dal rapporto diretto (one-to-one).
La
qualità dei prodotti migliora per il semplice fatto che si attaglia alle
esigenze del consumatore, la flessibilità si esalta per i processi produttivi
programmati in tempi brevi e meglio strutturati dalle nuove catene di
fornitura integrata, gli sprechi diminuiscono perché aumenta il contenuto di
servizio che essenzializza la materialità dei componenti; i costi quindi
scendono anche per la competizione serrata che non fa perdere d’occhio le
prestazioni ed i rendimenti.
Il
Commercio Elettronico è uno strumento di favore per le Piccole Imprese che
hanno l’occasione di competere sul grande mercato spendendo somme
accessibili ed impiegando risorse abbordabili. Consente di ridurre i costi e
migliorare il servizio, se ben utilizzato. Attenzione! La professionalità ed
i mezzi adeguati sono alla base di qualsiasi iniziativa destinata al successo.
Attenzione! Somme accessibili e risorse abbordabili non significano di poco
conto.
Cambia
il mito della marca che diventa non più di prodotto fatto bene e basta, ma di
prodotto che comunica bene con i suoi fruitori, li tiene informati, ne accetta
i consigli, li fa sentire sicuri e gratificati dal farne uso.
La marca, quando si lega al servizio flessibile e personalizzato, entra nella
sfera di competenza tipica delle piccole imprese.
Il
mercato maturo come il nostro consente l’espansione a quelle aziende che
oltre alla qualità arricchiscono i loro prodotti con servizi di assistenza ed
attenzione per i clienti. Il mercato maturo acuisce la difficoltà di trovare
nuovi spazi commerciali e parallelamente aumenta la possibilità di perdere
quelli propri.
Le
aziende scoprono quanto diventa importante dedicare più impegno alla difesa
dei clienti; perché un cliente fedele, conosciuto, vale più di uno nuovo, da
conoscere;
parallelamente un’azienda deve cercare formule diverse per allargare le
opportunità di nuovi contatti, per rimpiazzare quelli perduti
fisiologicamente e per crescere con regolarità. Serve intuizione e conoscenza
delle esigenze che si stanno preparando, per prevenirle e trovarsi pronti a
soddisfarle non appena si manifestino.
Internet
è una infrastruttura come le altre: come la rete dell’acqua, del metano,
dell’elettricità; come la rete stradale, ferroviaria, televisiva. Come la
rete del telefono. Infrastrutture fatte di tubi, cavi o altro che collegano
persone tra loro per fornire servizi, da un centro ad una periferia.
Internet
è un insieme di reti, collegate fra loro, una rete di reti, fatte di cavi
posati per trasmettere dati tra computer; quindi posta, contabilità,
immagini, suoni; Internet arriva in ogni città; per arrivare in ogni casa si
integra con la rete telefonica. Chi non ha il cavo di Internet portato
direttamente al proprio computer può comunque collegarsi ad un Provider,
utilizzando una normale linea telefonica con un modem. L’accesso lo fornisce
il Provider che è il punto di contatto, il nodo, tra la rete telefonica e
quella di Internet.
Entrati
in Internet si può andare a vedere quello che si vuole contattando gli altri
computer che sono collegati; ogni computer collegato mostra, a chi gli fa
visita, quello che vuole. Come collegarsi da un telefono all’altro. Ma che
differenza! Pensate quante cose in più possono fare due computer invece che
due apparecchi telefonici.
Chi
sta su Internet ha un vantaggio su chi non ci sta; chi lo usa bene compete
meglio.
Rinnovarsi
e seguire lo sviluppo della tecnologia è principio sacrosanto che trova
resistenza del management “vecchio”, timoroso di perdere la leadership,
perché non padrone della novità.
Un’impresa
non potrà fare a meno di Internet come oggi non potrebbe fare a meno del
telefono, del fax, del pony, della fotocopiatrice. Dell’energia elettrica.
Per
gli affari il telefono ed il fax non bastano più, sono lenti, costosi,
limitati. Via Internet si trasmettono interi archivi, suoni di qualità,
immagini nitide, anche in movimento, anche tridimensionali, anche a colori. Più
velocemente, a minor costo, con pochi limiti.
Un
impresa collegata ad Internet è come se avesse tutto il mondo vicino casa,
alla portata di uno scatto telefonico. Non solo per trasmettere dati ma anche
per riceverli. Con un grande risparmio. In tempi ridotti. Con efficienza. Le
migliori imprese ormai comunicano soprattutto tramite Internet e considerano
quelle che non
lo fanno come sottosviluppate. Collegarsi ad Internet non è difficile,
basta un piccolo sforzo per accettarlo e capirlo. I risultati sono sicuramente
superiori all’impegno profuso.
La
cosa più importante è obbligarsi a familiarizzare con strumenti innovativi
di comunicazione.
Oggi
c’è una nuova ricchezza, l’informazione;
l’utilizzo delle tecnologie che ne consentono la diffusione è il modo più
efficace per migliorare la propria presenza sul mercato e rafforzare i
rapporti con i clienti; stimolare le vendite aumentando le conoscenze
sull’azienda e sui prodotti, piuttosto che aumentare gli sconti; chi usa
bene Internet occupa una posizione dominante.
L’informazione
diventa un caposaldo di qualsiasi azienda e se ben distribuita distingue
l’immagine e qualifica i prodotti.
Il
mercato è diviso in due poli (nel mezzo non c’è più virtù, c’è un
guado):
-
Estensivo
Mercato di massa
Attenzione al
prezzo
Qualità
nella standardizzazione
Attenzione indifferenziata al Cliente.
-
Intensivo
Mercato di
nicchia
Attenzione al prodotto
Qualità nella specializzazione
Attenzione personalizzata al Cliente.
La
caratteristiche ottimali dell’approccio al mercato sono:
-
Per il prodotto: la flessibilità, l’evolvibilità, la dematerializzabilità.
-
Per il Cliente: la conoscibilità, la caratterizzazione, la stabilità.
-
Per entrambi: strategie di marketing puntuali prima e dopo le vendita.
Le
aziende della New Economy sostituiscono la logica del prodotto con la logica
del Cliente con strategie puntuali Marketing,
concentrandosi sulle relazioni con i clienti e con i fornitori per
stabilizzare il proprio mercato, difenderlo e consolidarlo, per vendere più
valore a meno clienti meglio seguiti e prolungarne la resa nel tempo, invece
che vendere il più possibile a tanti clienti indistinti. Il Marketing
assume un ruolo centrale nel funzionamento aziendale, organizzando, con
metodi raffinati e complessi il consumo dei beni, ed estendendo il controllo
su tutto il processo produttivo.
Il valore del prodotto si misura per la quantità di servizi che contiene,
per la possibilità di essere personalizzato, per la capacità di rinnovarsi
continuamente, con aggiornamenti ed implementazioni erogabili direttamente
ed esclusivamente dal produttore, per la possibilità di essere associato a
strumenti evoluti di assistenza tipo call center/help desk.
Il
valore del cliente passa da obiettivo finale ad obiettivo iniziale e
si misura per la sua capacità di acquisto nel tempo. Invece di vendere
prodotti indifferenziati si pensa a conoscere, conquistare e legare il
consumatore, non più cliente, ma utente, che partecipa al perfezionamento
di quanto gli serve. La conquista del cliente è la fase iniziale del suo
sfruttamento; un cliente non conosciuto non è difendibile; dato il costo
che comporta la sua conquista, l’azienda deve cambiare organizzazione
nella gestione del cliente partendo dalla prima vendita. Per difendere un
cliente in portafoglio si spende meno di quanto serva per conquistare un
nuovo cliente. Per questo l’azienda ha una seconda regola: selezionare i
clienti che si è in grado di soddisfare.
Il
Marketing è lo strumento vitale per la ristrutturazione dell’impresa;
Internet è lo strumento vitale per la ristrutturazione del marketing.
Uomini
di marketing, cacciatori del nostro tempo.
In
un mercato saturo, dove quasi dappertutto l’offerta supera la domanda, ci
sono opportunità di affari nello sfruttamento di risorse lasciate ancora
disponibili, come il tempo del consumatore. Gli obiettivi commerciali
tendono alla conquista del tempo del consumatore; i consumi avvengono se
c’è il tempo per consumare. Si pensa di lavorare meno e si lavora più
intensamente; si libera il tempo e si è prede degli uomini di Marketing.
Si
studiano prodotti che sono in grado di essere comunicati; la prima funzione
è la loro accessibilità, ancor prima della fruibilità.
La
New Economy o Net Economy da vita al capitalismo immateriale, dove i valori
tradizionali legati allo spazio ed alla quantità, all’orgoglio di
possedere, lasciano il posto a quelli legati al tempo ed alla qualità, al
gusto del loro uso.
Un
nuovo mondo di prodotti piccoli e leggeri, in continua evoluzione, che
bruciano rapidamente la loro utilità e cambiano velocemente la loro
fisionomia.
Un
mondo dove la proprietà sarà un bisogno dei deboli, perché la classe
dominante sarà interconnessa ed organizzata in cordate di produzione, con i
margini legati al valore aggiunto dei servizi avanzati; un mondo dove chi
produce i beni appartiene alla classe bassa, perché i veri produttori ed i
veri commercianti sono quelli che non toccano la merce.
Il
progresso economico della storia è segnato dall’aumento del contenuto
immateriale del lavoro e dei prodotti: nomadismo, agricoltura, industria,
servizi; sempre più valore del conferimento intellettuale.
La
qualità della vita non si misura con l’abbondanza dei prodotti, ma
nell’efficienza dei servizi e della possibilità di divertirsi. I beni
materiali valgono sempre meno con il perfezionamento dei processi produttivi
e l’aumento della produttività; si comincia a regalare i prodotti per
poter generare l’attenzione del consumatore sommerso di offerte e
garantirgli i servizi necessari a mantenere nel tempo il godimento del bene
stesso.
Prodotti
diversi, esclusivi, personalizzati su misura, identificabili con un brand
credibile ed autorevole.
Il mercato saturo ad alta competizione può essere conquistato solo con
prodotti assolutamente nuovi, scoperti nelle recondite idee dei
comportamenti analizzati dal Marketing; oppure con l’amicizia verso il
cliente, un attore protagonista al centro di una rete di attenzione,
garantito da qualità indiscussa, che raggiunge il piacere attraverso
l’uso del prodotto e che afferma il proprio stato attraverso la priorità
e la velocità con cui lo usa.
Attenzione
verso il cliente ma anche attenzione verso i partner con cui produrre,
scelti e collaudati per garantirsi la migliore priorità e velocità per
soddisfare ogni esigenza in maniera ottimale.
La
nuova regola è anche quella che consiglia all’azienda di scegliersi i
clienti; occorre selezionare i clienti che si è in grado di soddisfare;
inutile rincorrerli tutti per trascurare quelli che meritano ogni
l’attenzione possibile.
Bisogna
conoscere il proprio mercato per creare prodotti superiori e conoscere il
proprio cliente per capirne le esigenze che cambiano.
In
futuro sarà sempre più difficile conquistare un nuovo cliente, così come
inviluppato nella tela di Marketing che ogni azienda predispone.
Conviene
difendere i clienti in portafoglio che cercarne di nuovi.
Prima
si diceva: “il cliente ha sempre ragione” ed anche “chi ha chiuso la
vendita ha sempre ragione”. Oggi è meglio dire “il cliente non ha
sempre ragione, ha ragione solo se gliela posso dare”; ed anche “chi
vende non ha sempre ragione, ha ragione se ha venduto bene ed il cliente
conquistato è rimasto soddisfatto”.
Tutto
si smaterializza, gli scambi sono veloci e mutevoli, diminuisce il ciclo di
vita dei prodotti, le tendenze si abbreviano, le mode cadono in fretta,
l’attenzione del consumatore diventa irraggiungibile; meglio legarlo bene,
in ogni sua potenziale esigenza.
Il
Marketing è la scienza per conoscere, conquistare e legare il consumatore,
trasformandolo da cliente occasionale ad utente abituale.
CHE VANTAGGIO CONQUISTA L’AZIENDA CON INTERNET
Internet
obbliga a ristrutturare l’organizzazione aziendale.
La
New Economy si basa su di una conquista tecnologica, relativamente recente,
chiamata digitale, capace di unificare tutti i modi di comunicare; l’uso
della comunicazione (voce, immagini e dati) prima
era diviso tra diverse tecnologie, analogiche e strumentali; ora il
digitale serve tutte le forme con la stessa unità di elaborazione, quindi i
modi di comunicare … comunicano fra loro.
Internet
consente di comunicare ancora di più, perché facilita e velocizza la
trasmissione in ogni parte del mondo delle diverse forme di comunicazione
elaborate in digitale.
Internet
è la porta d’ingresso, o meglio, la porta più facile per entrare nel mondo
che sta cambiando, per cominciare a cambiare. Quindi Internet apre la strada
alla New Economy (nuova fase dell’economia) affermando l’E-Business (il
lavoro organizzato con la tecnologia digitale distribuita in Rete), perché:
rende
familiari concetti come la Rete (Net) ed il lavoro in Rete (Network);
rende
possibile, ad una ampia fascia di fruitori, la globalizzazione delle relazioni
e dei mercati, la revisione del marketing e della comunicazione, l’accesso
veloce alle conoscenze ed alle informazioni (Net Economy);
rende
determinanti i collegamenti tra le attività di “front office” (la parte
dell’azienda che è a contatto con il mercato) e quelle di “back office”
(la parte dell’azienda che non è a contatto con il mercato), rende cioè
indispensabile unificare il sistema informativo aziendale in un sistema
integrato e condivisibile, mettendo in evidenza l’inadeguatezza dei sistemi
esistenti (legacy) con le nuove esigenze di flessibilità e fruibilità
diffusa;
stimola
l’integrazione tra le diverse aree operative
aziendali, puntando ad una gestione unificata delle informazioni per
interessare l’intero corpo aziendale ai processi d’impresa. Tutti i
processi devono essere collegati per potersi adattare velocemente alle
esigenze della clientela e servirla nel migliore dei modi (CRM, Customer
Relationship Management);
consente
l’adeguamento della capacità gestionale dei flussi informativi e del volume
delle conoscenze e delle transazioni (Knowledge Management) che aumentano
costantemente, trasformando la velocità della risposta e l’efficienza della
puntualità, fattore competitivo di massimo rilievo, in connotazione
strutturale ordinaria dell’impresa; rileva ed organizza l’intelligenza
diffusa dell’azienda, elevandola a spirito aziendale.
obbliga
a rendere libera la circolazione dei dati e tendenzialmente automatica
l’aggregazione delle informazioni aziendali in contenitori logici (Data
Warehouse) senza compartimenti stagni, organizzati per servire ovunque e
subito le personalizzazione del servizio clienti, scalabili per implementarsi
in maniera aperta;
esalta,
sensibilizzando il management verso il mercato globale, la caratteristica
dell’attività sempre aperta ai partner ideali, organizzato cioè per non
subire i limiti imposti dai fusi orari e dalle distanze (Net Community)
INTERNET CREA VALORE E PORTA EFFICIENZA
Come?
In due principi ed otto modi.
I
principi:
impostando
una vera e propria nuova azienda che reingegnerizza dall’interno la
vecchia azienda; evitare che l’esistente venga turbato o trascurato
anzitempo;
integrando
gradualmente i nuovi meccanismi con quelli esistenti, puntando alla
ristrutturazione della organizzazione
all’interno ed alla rielaborazione delle relazioni all’esterno,
parallelamente al riposizionamento delle risorse umane.
I
modi:
prudenza
(maneggiare con cura)
tenacia
(maneggiare con impegno)
pazienza
(maneggiare con calma)
lungimiranza
(maneggiare con competenza)
professionalità
(maneggiare con umiltà)
velocità
(iniziare subito)
flessibilità
(aprirsi all’innovazione)
fiducia
(crederci davvero).
Si
comincia con la filosofia olimpica: l’importante è partecipare; si
prosegue con l’imperativo economico: creare valore e produrre profitto.
La
competitività di un’azienda si conquista con l’integrazione delle
funzioni e dei processi produttivi, riversati in tecnologie digitali e
distribuite in Rete, coinvolgendo direttamente la progettazione, la
produzione, diffusione commerciale e la relazione con i clienti.
Lo
sfruttamento delle tecnologie digitali distribuite in Rete garantisce la
riduzione dei costi di esercizio e l’incremento dell’efficienza
produttiva; significa acquisire, trattare e sfruttare maggiore quantità di
informazioni per lavorare con la migliore consapevolezza ed incisività;
porta ad aumentare l’intelligenza diffusa contenuta nei prodotti
distribuiti e nei servizi erogati.
I
rapporti economici ed umani, improntati alla New Economy, cambiano il
mercato e la società, come li cambiarono la ruota, l’agricoltura, la
polvere da sparo, la stampa, il motore ed altre innovazioni, per
innumerevoli volte. Mai, però, così veloce. Man mano che aumentano le
persone collegate l’utilità di Internet aumenta in modo esponenziale,
senza freni. Essere digitali oggi non basta; occorre esserlo su Internet;
prima bisogna alleggerire l’azienda per poterla muovere meglio, sollevarla
e propagarla. Ogni funzione, ogni processo deve essere ripensato nella
logica di essere prima digitale e poi trasmissibile in Rete.
La
New Economy fa sua la massima darwiniana secondo cui in natura non
sopravvivono i più forti o i più intelligenti, sopravvivono i più veloci
ad adattarsi al cambiamento (o quelli che possono farne a meno).
L’EVOLUZIONE INTEGRATA CON L’AZIENDA
Un
elemento essenziale della comunicazione via Internet di un’impresa è la
corrispondenza tra l’immagine tradizionale dell’impresa stessa e
quella che essa veicola attraverso la Rete. In quest’ottica è
necessario che il sito sia lo “specchio” delle attività, della
storia, dei valori di base e della “forza” dell’impresa. Entrare in
Internet non vuol dire soltanto costruire un sito bello e accattivante,
significa integrare la dimensione immateriale nella struttura aziendale,
in tutte le sue componenti. Anche se il sito ha solo la funzione di
“vetrina” delle attività dell’impresa, è necessario che vada di
pari passo con l’evoluzione dell’impresa stessa, mettendo in evidenza
i progressi, le novità, l’introduzione di nuovi prodotti. Tutto ciò
richiede che il sito sia il canale preferenziale di comunicazione
dell’azienda, all’interno del quale affluiscono tutte le informazioni
aggiornate prima della diffusione sugli altri canali di comunicazione.
Come tutti gli altri canali di comunicazione, anche su Internet deve
esserci corrispondenza tra la comunicazione effettuata e lo “stadio di
vita” dell’azienda. A seconda della fase di sviluppo in cui
l’impresa si trova (nascita, crescita, maturità), gli obiettivi della
comunicazione devono essere diversi, perché diverso è l’approccio al
consumatore e soprattutto il grado di conoscenza che egli ha
dell’impresa e dei suoi prodotti. Quindi è necessario costruire un sito
che assolva pienamente alle funzioni di comunicazione idonee per ciascuna
fase di crescita dell’azienda, in modo da:
-
non creare discrepanze con le azioni di comunicazione tradizionale;
-
soddisfare le esigenze del consumatore che variano sostanzialmente da una
fase all’altra.
Costruire
un sito di commercio elettronico rivolto al mercato mondiale sembra
semplice; non è sufficiente usare la lingua inglese e immettere la
possibilità per l’utente di ricevere la consegna ovunque. Questo non
significa avviare una vera attività di commercio elettronico. Il mezzo
fornisce la possibilità di entrare in contatto con un mercato immenso,
abbattendo qualsiasi confine; ma i confini con cui un’impresa deve
confrontarsi sono altri e non sono più esterni ma interni: hanno a che
fare con l’organizzazione aziendale, con la possibilità di soddisfare
tutte le richieste provenienti da un mercato così vasto, con
l’organizzazione della logistica e di tutte le azioni necessarie per
effettuare commercio al di fuori dei confini nazionali. Il sogno del
commercio elettronico globale non è quindi possibile per tutti, o almeno
non è possibile per tutti intraprendere un’attività di questo tipo in
maniera efficiente e pienamente funzionante, senza un adeguato e
consapevole investimento. E’ essenziale che il sito vada di pari passo
con le dimensioni e le capacità dell’impresa: costruire un sito che
promette delle cose che l’impresa non è capace di mantenere può
soltanto causare dei danni. In questo caso si rischia di ricevere solo
effetti negativi da un elemento che avrebbe dovuto costituire un
“plus”. Circoscrivere la zona di azione non vuol dire svilire il
mezzo, ma significa costruire un’attività efficiente e funzionale,
scongiurando i rischi di un sovraccarico delle strutture aziendali e di un
conflitto inevitabile tra i canali tradizionali e quelli virtuali di
vendita.
Prima
di cominciare qualsiasi attività di commercio elettronico, è necessario
affrontare una riorganizzazione delle strutture e delle funzioni
aziendali, analizzando quali siano potenzialità attuali dell’impresa, i
cambiamenti da affrontare e le risorse necessarie per raggiungere gli
obiettivi prefissati. Questo è sicuramente un processo lungo e laborioso,
ma nel frattempo, circoscrivendo la zona di azione, per esempio entro i
confini nazionali, si può cominciare a capire quali siano i meccanismi di
questo nuovo canale, quali le possibilità di espansione del proprio
mercato e le esigenze dei “nuovi” consumatori, effettuando una sorta
di market test che possa aiutare a verificare e a correggere la rotta
intrapresa.
MARKETING, TECNOLOGIA E MANAGE
Nell’era
delle nuove tecnologie non c’è niente di lento. Tutto è improvviso
e globale, basato su decisioni tanto repentine quanto definitive, per
cui il modo di apparire e di operare deve cambiare tutto d’un colpo.
Lentamente, no, graduale, si. Entrare in Internet non vuol dire solo
mettere a punto un sito e dare informazione elettronica e non basta
nemmeno gestire più rapidamente ordini e fatture online.
Prima
il marketing era soprattutto analisi di mercato: definizione del
problema, piano di ricerca, preparazione del questionario, selezione
del campione, raccolta dati, elaborazione, interpretazione dei
risultati, le decisioni strategiche. Ora è analisi del cliente.
La
divisione marketing deve essere tempestiva nel cogliere i trend,
muoversi rapidamente, anche a costo di sacrificare parte della
pianificazione strategica tipica dell’old economy, conciliandola con
la necessità di azioni immediate. Bisogna anticipare le esigenze del
mercato ed renderle operative in un time-to-market a tempo record.
Il
marketing ha una mole di lavoro enorme da raccogliere e distribuire.
Ora c’è circolazione di conoscenza perché il mercato è più
dinamico e parallelamente i dati scorrono veloci e devono essere
disponibili per una facile consultazione e condivisione. Il rischio è
un’overload di conoscenza non strutturata e quindi quasi inutile.
Ecco il Knowledge Management, che consente di tirare fuori le
informazioni utili dal cosiddetto “white noise”, il rumore di
fondo di dati non strutturati che non focalizzano la vera conoscenza;
un sistema informativo che potrebbe essere fruttuoso, perché ricco e
complesso, rischia di trasformarsi in un caos in cui l’azienda si
perde.
Lo
stesso impegno va dedicato a livello di Intranet ed Extranet:
qualsiasi persona operante in azienda (collegato via Intranet) o per
l’azienda (collegato via extranet), può formulare delle richieste
ed ottenere, chiare e pronte, risposte pertinenti.
Diventare
un’impresa “Internet oriented” vuol dire attuare una conversione
complessiva dei processi
informativi, produttivi e commerciali; è essenziale concepire la
presenza sul Web come parte integrante della struttura aziendale,
strettamente collegata e interagente con tutti i comparti
dell’azienda stessa.
Parliamo
allora di e-business, il metodo organizzativo che trasferisce sul Web
con l’ICT le funzioni di gestione aziendale: fornitori, scorte,
clienti, distribuzione. Maggiore efficienza, minori costi, tempi
ridotti, gestioni semplificate, ottimizzazioni ed automatismi.
I
clienti cercano confronti, lo stesso fa l’azienda con i fornitori.
Insomma la competitività prossima ventura sta nell’e-business.
Rispettare
e comprendere l’imperativo: attenti e pronti ad anticipare. Non
reagire. Chi reagisce, anche se è veloce, spesso è già in ritardo.
Considerando
le funzioni che un sito Internet può ricoprire, si capisce
immediatamente che l’impatto di Internet sull’organizzazione
aziendale è profondo e generalizzato. Gli effetti si concretizzano
sostanzialmente su tre livelli: ad un primo livello si ha una
ristrutturazione o una modificazione delle funzioni preesistenti
causate dall’adozione delle nuove tecnologie (si pensi come cambiano
le strutture di vendita di un’azienda che utilizza le nuove
tecnologie elettroniche per proporre i suoi prodotti direttamente al
consumatore finale); ad un secondo livello si ha la comparsa di
funzioni nuove che, in alcuni casi, possono derivare dalla comparsa di
nuovi attori all’interno della supply chain, con la conseguente
necessità per l’azienda di instaurare e gestire nuove relazioni; ad
un terzo livello si ha un impatto non indifferente sull’insieme
delle funzioni marketing dell’impresa, dalla definizione del mercato
obiettivo alla pubblicità, dalla promozione all’organizzazione del
servizio ai clienti, il CRM - customer relationship management.
E’
evidente che il primo ambito che viene investito dall’effetto delle
tecnologie digitali è quello della gestione dei sistemi informativi
aziendali. Data la maggiore complessità e il maggior numero di
relazioni che le aziende attive nell’e-business si trovano a dover
affrontare, una ristrutturazione della gestione dei sistemi
informativi diventa indispensabile.
La
possibilità di vendere senza dover mantenere merci in magazzino, le
dimensioni molto ampie dell’area geografica in cui l’azienda si
trova ad operare e la quantità di informazioni che quest’ultima può
raccogliere sui propri clienti (che costituiscono un patrimonio di
valore elevatissimo) presuppongono dei sistemi di gestione e di
condivisione delle informazioni efficienti. Nella gestione delle
strutture produttive con uno dei modelli poco prima descritti, è
sufficiente, infatti, il mancato passaggio di una singola informazione
tra due agenti per causare blocchi e ritardi (quindi perdite di
efficienza e, in ultima analisi, di qualità), sull’intera catena.
Ad
uno sguardo d’insieme, è necessario mettere in evidenza come le
nuove tecnologie della comunicazione consentano all’impresa di
ampliare il proprio raggio d’azione geografico, rendendo effettivo
quel fenomeno di globalizzazione dei mercati di cui tanto si parla
attualmente. Questo significa dover riprogettare tutte le funzioni
aziendali tradizionali identificate nel modello della catena del
valore (logistica in entrata, produzione, marketing, logistica in
uscita, servizi post vendita), considerando alcune nuove variabili.
Per definizione Internet è un’entità globale che non conosce
confini nazionali o continentali. In realtà, i confini esistono anche
se non sono dettati da limiti geografici. Le macro aree da considerare
prima per definire il piano di approccio al Web sono quelle
strategiche, operative e tecnologiche.
Ogni
livello di presenza online si ripercuote differentemente
sull’impresa.
Per
meglio identificare questi effetti, è opportuno distinguere i diversi
step di presenza su Internet, dal semplice sito istituzionale di
presentazione dell’azienda, al sito di commercio elettronico rivolto
ad una clientela internazionale.
Il
primo livello è rappresentato dalla presenza sul Web dell’azienda e
dei suoi prodotti. In questo caso si può parlare di nuova forma di
promozione e informazione che si ripercuote indirettamente
sull’attività commerciale: il sito, infatti, è esclusivamente
funzionale ad indirizzare i potenziali clienti verso il canale
tradizionale. I vantaggi di questa prima soluzione (che è
ragionevolmente obbligata per l’impresa del 2000) sono limitati ma
facilmente intuibili. La presenza sul Web non modifica le strategie
dell’impresa in quanto il grado di interferenza con l’intera
supply chain è nullo. In questo caso il Web si affianca a tutto il
dispositivo commerciale e lo rafforza introducendo una componente
importante che è il dettaglio delle informazioni acquisibili..
L’aspetto
tecnologico è coinvolto in minima parte: la presenza sul Web è
un’operazione che può essere effettuata completamente fuori dal
coinvolgimento del sistema informatico aziendale e può essere
delegato a società specializzate di consulenza e sviluppo esterne.
Gli svantaggi di un approccio limitato a questo tipo sono numerosi e
comprendono la rinuncia ad un nuovo canale commerciale, la
posticipazione dell’adeguamento del proprio sistema informatico e la
rinuncia delle potenzialità che il mezzo offre nell’ambito della
conoscenza del cliente e del rapporto con lo stesso.
Il
primo livello di e-commerce è rappresentato dalla vendita dei
prodotti all’interno dei confini nazionali. In questo caso, le
problematiche coinvolgono gli aspetti strategici e di marketing e,
successivamente, gli aspetti tecnologici e distributivi.
Trascurato il caso di un’azienda che punta totalmente sul canale
elettronico per vendere e che rinuncia quindi ai canali tradizionali,
emerge in prima istanza la necessità di definire con precisione come
si configura il canale elettronico rispetto a quello tradizionale. Il
grado di sovrapposizione può essere nullo, nel caso siano destinati
al Web prodotti assenti nel canale tradizionale, oppure diverso da
zero fino arrivare alla totalità. In questo caso occorre mettere a
punto una politica commerciale che raccordi le esigenze del canale
tradizionale con quelle del canale elettronico (politica dei prezzi,
copertura del territorio ecc.) per evitare “cannibalizzazioni”
pericolose.
A
livello tecnologico l’approccio può essere di tipo integrato o
periferico. Con l’approccio integrato occorre ridefinire in toto la
struttura del sistema informatico dell’azienda rendendo il gateway
della vendita via Web perfettamente integrato con il sistema
gestionale, logistico e di marketing. Quest’ultima è la soluzione
migliore e definitiva e offre un grado di razionalizzazione,
ottimizzazione ed efficacia (soprattutto a livello di marketing)
massimo; tuttavia è la più impegnativa sia a livello riorganizzativo
sia economico.
La
soluzione periferica consiste nel mettere a punto un’infrastruttura
“semi parallela” dedicata interamente all’e-commerce. Questa
deve essere progettata in modo da poter dialogare con il sistema
esistente e ha il vantaggio di poter essere gestita in modo più
semplificato e con investimenti più limitati. La soluzione integrata
o periferica deve essere valutata in funzione di molteplici parametri
ma, soprattutto, deve essere computata in una strategia di lungo
periodo.
Se
l’impresa desidera vendere via Web fuori dai confini nazionali, deve
considerare nuove problematiche che vanno ad aggiungersi a quelle fin
qui elencate.
A
livello distributivo, nei paesi in cui l’impresa è già presente
con un importatore e/o distributori ufficiali, nasce il problema
dell’interferenza sull’area di competenza. Questa problematica è
di grande rilevanza e deve essere ben tarata in funzione della propria
realtà imprenditoriale. Un ulteriore aspetto fino ad ora rimasto
latente, ma che fuori dei confini nazionali diventa importante, è
quello legale. I contratti di acquisto e rescissione sono generalmente
differenti da paese a paese e devono essere considerati all’interno
del progetto di commercio elettronico. Inoltre il pagamento, avvenendo
fuori dai confini nazionali, coinvolge regimi fiscali e gestionali
nuovi che possono rappresentare un impegnativo scoglio da superare.
Infine la distribuzione delle merci e la logistica richiedono un
riallineamento dovuto al raggio di azione più ampio.
Per
ciò che riguarda il marketing, Internet rappresenta una prospettiva
nuova e piena di opportunità.
La struttura marketing di un’azienda deve usufruire dell’accesso
nuovo e più diretto al cliente per implementare tutte le sue
funzioni, da quelle di analisi a quelle strategiche e soprattutto
operative. Le informazioni disponibili sugli utenti del sito e sui
clienti virtuali devono essere utilizzate per integrare quelle
provenienti dal mercato tradizionale. E’ necessario che si instauri
un rapporto di reciprocità tra il sito e l’azienda: dal sito
provengono le informazioni sui clienti ma è essenziale che anche
l’azienda sia “accessibile” da parte dei clienti, i quali devono
avere attraverso il sito la possibilità di ottenere informazioni
sull’azienda e sui suoi prodotti che siano il più possibile
dettagliate ed aggiornate.
Dal
punto di vista della strategia, il sito deve far parte integrante
dell’immagine e del
posizionamento dell’impresa.
Internet è una vetrina, nella quale porre un’immagine non curata e
dissimile da quella che si costruisce al di fuori del “mondo
virtuale” significa creare una stridente contraddizione, che si
ripercuote inevitabilmente sull’immagine complessiva dell’impresa.
E’ necessario che l’immagine digitale corrisponda con quella
“fisica” dell’azienda, sia in senso positivo che negativo; è
controproducente, infatti, fornire un’immagine sproporzionata
rispetto alle reali potenzialità dell’impresa, poiché questa
differenza sarà immediatamente rilevata nel momento in cui la
“promessa” non coinciderà con la realtà.
Dal
punto di vista operativo, fare pubblicità e comunicazione sulla Rete
è molto di più che fare advertising: significa soprattutto sfruttare
le potenzialità di Internet come mezzo di comunicazione per
raggiungere categorie di utenti che sarebbe poco conveniente
raggiungere con i media tradizionali.
One
to one marketing e marketing di nicchia sono dunque gli obiettivi
principali del marketing online che può agire in modo enormemente più
mirato del marketing applicato alla forme di commercio tradizionale.
Se
si considera, inoltre, l’assistenza post vendita, Internet offre
alle imprese la possibilità di essere sempre in contatto con il
cliente a costi contenuti; la comunicazione just in time permette alle
aziende di offrire ai consumatori un assistenza in tempo reale,
evitando la creazione dei disservizi tipici di questa funzione, che
comunque, in un’ottica di customer care e di fidelizzazione, ha
un’elevatissima valenza strategica. Non fornire un servizio così
concepito significa deludere le aspettative del consumatore che si
aspetta un livello tecnologico molto alto e una organizzazione
adeguata al mezzo.
Nel
caso del commercio elettronico, rientra nel marketing operativo anche
l’elemento al momento più critico di questa forma di vendita, la
logistica. In questa sede è opportuno sottolineare che
l’organizzazione della distribuzione dei prodotti non deve cozzare
con la caratteristica del “tempo reale” che è insita nel concetto
stesso di Internet; i tempi evasione dell’ordine e della consegna
del bene devono essere necessariamente rapidi.
Da
tutto ciò si capisce che l’ingresso in Internet può rivelarsi
un’arma a doppio taglio per coloro che non ne sfruttino a pieno le
potenzialità offerte (multimediale, interattivo, immediato) e che non
sappiano interpretare nel modo giusto le funzioni che la presenza in
Rete può svolgere.
Si
può dire che la difficoltà insita in questo processo non è nella
sua implementazione, ma nel trovare la sua espressione armonica
rispetto alla missione presente e futura dell’impresa. Il tutto con
una variabile poco controllabile da tenere in considerazione: il
mercato.
Proprio
in considerazione di ciò, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa
sulla Rete, occorre capire:
-
come è fatta la rete;
-
chi è presente e come è presente;
-
come costruire la propria informazione in forma significativa e
attraente;
-
quali sono le modalità e i tempi di organizzazione della presenza;
-
come gestire la presenza e con quali risorse, umane ed economiche;
-
come assicurare la validità della transazione;
-
come sviluppare e migliorare il processo.
Tutte
queste operazioni logiche sono importanti per qualsiasi iniziativa
imprenditoriale, ma sono essenziali per competere nell’e-business.
La ragione di fondo è che l’operatore che scambia prodotti e
servizi “elettronici” lavora sull’immagine informativa sia del
prodotto/servizio che della propria azienda, la cui tangibilità deve
essere comunicata attraverso elementi immateriali attraenti e
convincenti.
Così
Internet serve ad allargare l’area di influenza dell’azienda, a
risparmiare sulle spese commerciali, a semplificare i processi interni
di commercializzazione, ma non può in alcun modo garantire il
successo in assenza di una solida informazione sul prodotto/servizio
proposto ed una valida immagine dell’impresa stessa.
Il
meccanismo che determina la scelta viene facilitato dalla
consapevolezza che si riesce a generare, mettendo in evidenza il
prodotto sullo sfondo del mercato in cui si colloca, per
puntualizzarne la diversità.
Internet
è uno strumento di marketing per realizzare una ricerca di mercato,
per ispezionare il terreno prima di lanciare un nuovo prodotto, per
testare le reazioni di un certo pubblico, per raccogliere informazioni
su di un certo ambiente, per individuare un’area di mercato fruibile
meglio di un’altra, per raccogliere notizie sulla concorrenza e sui
suoi prodotti; per individuare tendenze, evidenziare idee emergenti,
per monitorare statisticamente dei settori, per verificare promozioni
specifiche; non solo per farsi conoscere e per promuoversi quindi.
Uno
strumento da utilizzare primariamente per aumentare l’interazione e
la conoscenza del cliente.
Uno strumento per proporre direttamente in vendita il proprio
catalogo, elaborare offerte speciali a determinate categorie; uno
strumento da utilizzare anche dall’altra parte, quella dei
fornitori, per raccogliere proposte di terzi, fare acquisti, spuntare
prezzi speciali saltando tutti gli intermediari. Trovare e servire
fornitori, agenti, clienti. Individuare partnership.
Il
rendimento del lavoro su Internet è misurabile con estrema
precisione:
si sa chi, quando, quanto, cosa. Al contrario, fino ad oggi, nessuno
ha mai potuto stabilire con precisione il rendimento del marketing.
Con Internet da oggi tutto è misurato e misurabile. Ecco che la
quota di mercato diventa una quota di consumatori, che il
marketing assume la funzione di risorsa aziendale misurabile. Costa
meno e rende di più ascoltare il mercato ed i suoi protagonisti
piuttosto che inventare grandiosi scenari o comportamenti inusitati da
imporre; costa meno prevenire i bisogni che stanno maturando
spontaneamente piuttosto che crearli artificiosamente.
Il
livello dei consumatori si sta normalizzando e le esigenze si vanno
differenziando in personalizzazioni minuziose. One-to-one è la
parola d’ordine per rimanere nel mercato.
Si
cresce solo sottraendo agli altri, la crescita pura e semplice è
finita, ora prevale quella consapevole e matura. La concorrenza non
perdona. La concorrenza è feroce.
La
competitività non scaturisce solo alla riduzione dei costi ma anche
alla scoperta di nuovi mezzi di intervento ed attrazione. In un
mondo globalizzato l’individuo torna al centro dell’attenzione.
Tutti
gli angoli di un’azienda devono condividere l’importanza che ha
raggiunto la soddisfazione del cliente come vantaggio competitivo;
l’essenzialità di ragionare la strategia guardando lontano, al
globale, impone collateralmente di operare mirando alle esigenze
locali, quelle dei singoli consumatori.
Strategia
di massima, tattica di minima; imprevedibilità e creatività sono
regole risorte.
Le
piccole imprese, flessibili e veloci, hanno il futuro misurato per
loro, opportunità tagliate sulle loro caratteristiche. Le piccole
imprese italiane poi sono ancora di più favorite; sono abituate ad
affrontare un territorio ostile, da soli; sanno adattarsi alle
evenienze che spuntano da strategie improvvisate e non strutturate;
non temono il disordine e l’imprevisto; sanno da secoli che il
cliente viene prima del prodotto; sanno di tecnologia abbastanza ma
soprattutto hanno l’umanesimo e l’estetica nel sangue; sanno
riconoscersi in comunità. Internet è lo strumento che appare fatto
apposta per servirle.
L’azienda
che comunica su Internet riflette un’immagine dinamica, in pieno
sviluppo. Avere una sede di rappresentanza operativa su Internet, dà
prestigio, genera fiducia, dimostra affidabilità.
Ma
deve essere ben organizzata per portare risultati e contribuire
all’affermazione dell’immagine aziendale
Per
operare con successo, in un ambiente nuovo e tutto da scoprire,
bisogna essere ben equipaggiati ed usare i migliori strumenti
disponibili. L’indirizzo su Internet mette l’azienda in evidenza
nel proprio settore, in grado di comunicare in tempo reale con ogni
angolo del mondo, a costi contenuti; dà l’opportunità di proporre
il catalogo di prodotti e servizi, 24h su 24h, e di tenerlo aggiornato
con facilità; garantisce un salto di qualità nel modo di rapportarsi
con i clienti, potendo organizzare un servizio di assistenza davvero
personale e potendo assicurare un’attenzione tempestiva.
L’indirizzo
su internet, si chiama dominio.
Avere
un proprio indirizzo di dominio, cioè registrato, assegnato e
riconosciuto, è fondamentale per qualificare la propria presenza
sulla rete. Non ha senso essere ospiti con “sottodomini/subdomain”
di altri; cioè bisogna avere l’indirizzo del tipo www.vsnome.it e
non www.provider.it/vsnome oppure www.provider.vsnome.it....è come
presentarsi con l’indirizzo stradale “presso” o “c/o”
qualcuno.
Avere
un proprio dominio è tra le cose che costano meno su Internet e che
valgono di più.
Prima
fase quindi, registrare il proprio nome di dominio. Importante che sia
memorizzabile, quindi, breve, musicale, senza trappole ortografiche.
Si comincia con la registrazione del nome dell’azienda, la sua
ragione sociale. Non guasta registrare anche nomi vicini, assonanti,
sulla merce trattata, sul servizio, magari il numero telefonico. Ormai
i nomi brevi e quelli mediatici, quelli di merceologie note (scarpe,
pasta, mare, …) sono registrati da tempo. Oggi ci vuole un
copywriter che vi consigli il nome tra quelli rimasti disponibili che
più faccia al vostro caso. Se qualcun altro ha registrato il vostro
nome c’è poco da fare, potrebbe chiamarsi come voi in Argentina o
in Usa e ha tutto il diritto di usare lo stesso vostro nome magari per
attività diverse. L’unica speranza è l’intento fraudolento e
speculativo che oggi comincia a trovare sentenze a favore; in Italia
è stata elaborata una legge che tutela la commerciabilità dei nomi
di dominio per evitare accaparramenti o scoraggiare quelli in atto.
L’indirizzo
giusto è la prima conquista per impostare bene una qualsiasi presenza
su Internet.
Meglio registrare più nomi, avere più indirizzi che convergono allo
stesso sito; è come avere più antenne, più insegne, più porte di
accesso; poi si evita che i nostri concorrenti facciano la stessa
cosa. L’importante è non registrare nomi tutelati da marchi e
brevetti e tentare di trarre beneficio nello stesso settore di attività
sfruttando denominazioni che non fanno riferimento a noi o lo fanno ad
altri per prassi consolidata, notorietà di marca e simile.
Il
suffisso .it significa
registrato in Italia; .fr registrato in Francia; .uk registrato in
Regno Unito; il suffisso .com è il più noto, perché non è legato a
territori, è riconosciuto in tutto il mondo; significa genericamente
“commercial”, attività commerciale; .net significa “network”,
originariamente utilizzato dalla aziende tecnologiche che lavorano in
rete, oggi è assimilato al .com; poi c’è il .org, che significa
“organization” ed è riservato alle attività associative senza
scopo di lucro. Tutti i suffissi sono visibili in ogni parte del
mondo; la radice geografica segnala solo con chiarezza la provenienza
del sito. Certo è meglio, per una attività internazionale, avvalersi
di un suffisso come .com; Il suffisso .itè molto ambito e ricercato
perché l’Italia è un “marchio” riconosciuto di valore.
La
tendenza del mercato e le nuove caratteristiche delle modalità di
acquisto e fruizione dei beni, porta a dire che non ci sono più
clienti di beni, ma utenti del servizio che i beni promettono; non
ci sono più venditori, ma fornitori partner che assistono il
cliente perché possa trarre il massimo beneficio dal suo acquisto e
mantenerlo con il servizio che ne deriva, con l’aggiornamento e la
personalizzazione che ne può conseguire.
Molte
persone pensano che il Web Marketing è tutto basato sulla ricerca
di forme di promozione sempre più innovative. Non è così. Per
iniziare un qualunque sito di servizio o di vendita di beni, o per
promuovere il sito aziendale dedicato alla vendita di prodotti,
bisogna partire dal cliente. Per sviluppare un piano di Marketing
su Internet, individuare il cliente e comprenderne le sue
caratteristiche è il centro del problema.
Se
avete già un’impresa, probabilmente conoscete già bene i vostri
clienti. Ma quando il vostro business passa in rete, il profilo del
vostro cliente tipo può mutare. E’ come se stessimo per passare
da un business di livello locale a uno di livello nazionale, i
clienti devono essere attirati in maniera totalmente diversa da come
abbiamo fatto fino a ieri. Insomma, se state pianificando di
iniziare un business in rete è estremamente importante definire
“il cliente”. Per chi è nel Business-to-Consumer (B2C), il
cliente è una persona fisica, per chi è nel Business-to- Business
(B2B), il profilo del cliente è niente di più che il profilo
dell’azienda e il profilo della persona di quell’azienda con la
quale noi ci interfacciamo.
Il
cuore di un piano di Internet marketing è la comprensione del
cliente! Un errore nella definizione delle caratteristiche del
cliente può far saltare in aria tutto il vostro piano di marketing.
Altro passaggio fondamentale è determinare il Customer Lifetime
Value ossia il valore effettivo di un cliente, nella maniera più
accurata possibile, come potenziale cliente ripetitivo, magari per
tutta la vita. Ecco alcuni suggerimenti su come fare:
-
Calcolate il vostro profitto medio per ogni singola vendita;
-
Determinate quante volte il vostro cliente medio potrebbe ripetere
l’acquisto nei prossimi X anni;
-
Calcolate l’ammontare di profitti che farete da questo singolo
cliente in X anni.
Perché
è così importante avere queste informazioni? Molto semplice. Se
riuscite a sapere che ogni cliente vi porterà Lit. 50.000 di
profitto in un periodo di X anni, voi potrete permettervi di andare
in pari o addirittura perdere soldi (se si vuole) sul suo primo
ordine. Andare in pari sul primo acquisto di un cliente equivale ad
acquisirlo senza sostenere costi; possiamo fare questo in virtù del
fatto che sappiamo quanto (mediamente) incasseremo più tardi. Una
volta che conosciamo il nostro Customer Lifetime Value, sappiamo
quanto potremo spendere per acquisire un cliente. Tale
informazione ha un valore inestimabile. Possiamo considerarla vitale
per una intelligente campagna di marketing. Acquisire un cliente
sapendo di poter tranquillamente rinunciare al guadagno al primo
acquisto, è un investimento come un altro, ipotizzando un suo
rendimento nel medio e, se possibile, nel lungo periodo. Una
fidelizzazione programmata! Un ammortamento dei ricavi!
Il
cliente di valore merita un costo di acquisizione, in termini di
sconti e di attenzione.
C’è
un aspetto fondamentale che va sempre ricordato: il cliente su
Internet ci ha trovato ed ha fatto la prima mossa nei nostri
confronti. Nel mercato tradizionale è esattamente il contrario.
Merita per questo di più, perché la sua maturazione da visitatore
a cliente è già a metà percorso nel momento stesso che entra nel
nostro sito. Come
fare per conoscere le caratteristiche dei clienti? Come si fa a
sapere quello che vogliono? La risposta è molto semplice “parlate
con loro”. Comunicate attraverso il mezzo che loro
preferiscono e vi parleranno. Fategli la domanda giusta e vi
risponderanno.
Bisogna
utilizzare canali multipli di comunicazione per raggiungere i
clienti e bisogna fornire molteplici canali e possibilità per poter
rispondere, ingaggiando un flusso di comunicazione continua nella
maniera e nelle modalità che loro vogliono. Mandate il vostro
messaggio via e-mail, per telefono, posta, fax o sito Internet, e
date la possibilità di potervi rispondere da qualunque di questi
canali, anche se diverso da quello con il quale lo avete raggiunto.
L’altra faccia della medaglia è quella di utilizzare bene tutte
le informazioni ottenute.
Per
quanto riguarda invece le cose da chiedere è ovvio che vorremmo
poter chiedere quante più cose è possibile, ma così facendo non
verremmo presi in considerazione dal cliente.
Una
domanda che non va assolutamente dimenticata è: “Se aveste la
possibilità di cambiare una cosa del nostro prodotto cosa
cambiereste?” Il cliente lavora per noi e per il futuro dei
prodotti che comprerà se fatti apposta per lui, come vuole lui.
Nel
mondo di Internet tutto è veloce e mutevole, anche il vostro
cliente si adatta a queste caratteristiche e quello che di lui
sapevamo un mese fa può non essere più valido. Ecco perché
bisogna anche mantenere i contatti e tenere aggiornato il database
che raccoglie non solo le informazioni anagrafiche del cliente ma
anche l’evoluzione dei suoi gusti e delle sue necessità.
Non
è facile stare dietro a troppi clienti, relativamente alla
dimensione aziendale. Quello di cui abbiamo bisogno è quindi di
identificare i clienti migliori (quel 20% che ci porta l’80% del
fatturato) e incentrare su questi tutto il grosso del nostro flusso
informativo privilegiandoli in ogni nostra iniziativa e tenendo un
contatto con loro continuo e premuroso.
Regola
numero uno: in rete nessuno vuole annoiarsi. Questo è un dato di
fatto; dopo aver dedicato tempo a scaricare file e documenti più
o meno “pesanti”, un sito deve essere in grado di conquistare
chi lo visita, deve riuscire a fare breccia nella sua attenzione.
E’ in questa ottica che dovrebbero ragionare i web designers
affinché gli indirizzi dei siti da loro creati diventino tappe
fisse, dei punti di riferimento.
Se
la domanda è: “come portare i navigatori a tornare su un
sito?”, la prima delle risposte è: “coinvolgendoli
emotivamente”. Fare leva sulle emozioni significa in primo luogo
stupire, in secondo luogo trasmettere fiducia, suscitare curiosità,
interesse e coinvolgimento. Una volta stabilito il contatto, è il
momento di chiudere il cerchio: rispondere alle esigenze
specifiche di ciascun interlocutore, puntando alla fidelizzazione
del cliente, piattaforma indiscussa dei più concreti risultati
economici.
Chi
approda per caso, o dopo una ricerca, su un sito mai visto deve
esserne prima di tutto attratto, interessato, coinvolto
affascinato. Influenzare positivamente la sfera emotiva dei
consumatori è fondamentale per stimolare in loro il ricordo:
se un messaggio colpisce il nostro immaginario facendoci provare
determinate emozioni, siamo automaticamente portati ad associare
queste ultime all’oggetto reclamizzato, e a desiderarlo, per
rivivere le stesse sensazioni, ma da protagonisti e non più da
spettatori.
Le
emozioni sono una risposta dell’uomo agli stimoli
dell’ambiente esterno, rappresentano un segno importante
dell’integrazione tra mente e corpo, rivestono insomma un ruolo
indubbiamente centrale per la qualità della vita degli individui.
La loro repressione può causare disagi, la loro esaltazione
favorisce invece il benessere e la corretta evoluzione
psicologica. E’ impossibile poter immaginare che gli uomini
possano agire mettendo a tacere, o anche solo semplicemente
ignorando, le proprie emozioni, i propri sentimenti e i propri
stati d’animo. Nella maggior parte dei casi non si dimostrano in
contrasto con la ragione e l’intelletto e anzi possono
costituirne fonte di stimolo e ispirazione. Tutto ciò che accade
accanto a noi suscita emozioni. Tutto.
Elementi
“non razionali” quali i rapporti interpersonali, il senso di
appartenenza, lo spirito di gruppo, i bisogni sociali, influiscono
sulla produttività e sul raggiungimento di obiettivi aziendali.
Allo stesso modo, questi stessi elementi di valenza prettamente
emozionale possono contribuire a decretare il successo o
l’insuccesso di un sito. Il popolo di Internet, nei termini di
realtà sociale in veloce espansione, merita di essere studiato
non solo in funzione dei suoi aspetti più propriamente
strutturali e superficiali. Una visione olistica di un fenomeno
sociale, non può trascurarne gli aspetti “umani” (culturali,
emozionali, interazionali…) in quanto questi ne costituiscono il
substrato più attivo e dinamico, la linfa vitale. Non solo:
considerare le emozioni solo un fenomeno marginale significa
trascurare la complessa funzione che esse svolgono nella sfera
della realizzazione del sé, dove le
sensazioni provate dagli individui in relazione ai propri
ruoli sociali e alle proprie aspirazioni risultano essere di
primaria importanza.
Ovunque
oggi le “regole delle emozioni” sono spesso le prime a dover
essere rispettate in quanto indice della qualità del servizio
richiesto :
se la commessa del negozio in cui ci rechiamo manca di essere
gentile e sorridente, venendo meno alla positività emotiva che ci
aspettiamo di trovare in lei, la prossima volta andremo ad
acquistare da qualche altra parte. Allo stesso modo se il sito che
visitiamo non ci piace, o incute in noi emozioni negative, lo
scaricheremo nel dimenticatoio anziché sulla nostra agenda, sul
nostro bookmark.
La
soggettività delle relazioni via Internet mette in risalto la
dimensione inconscia, più soggettiva e meno razionale, del
rapporto dei singoli individui con il mondo immateriale e con gli
interlocutori che in esso si identificano. I fantasmi, i desideri,
i bisogni che motivano e determinano i comportamenti e le
dinamiche internazionali degli uomini che comunicano in rete non
possono essere trascurate. Nel “far west” dei siti, quelli che
riescono a fornire reale valore aggiunto al servizio offerto,
curandosi a 360° del cliente-visitatore letteralmente
“possedendolo”, sono quelli vincenti. In un mondo dove gli
uomini si sentono sempre più invisibili, uguali e
indifferenziati, chi riesce a dare importanza ai singoli individui
confezionando pacchetti “su misura” e facendo sentire ognuno
importante per la propria unicità, ne conquisterà per sempre i
favori.
I
migliori siti Internet sono quelli che in breve tempo si
trasformano in ambienti speciali caratterizzati da intrecci di
rapporti interpersonali. Il proliferare di luoghi di incontro
quali le chat rooms, i forum e le bacheche lo conferma,
inquadrandosi come risposta a una delle più importanti necessità
dell’essere umano: quella di sentirsi parte di un gruppo. La
rete, in questo senso, non fa che venire incontro al desiderio di
ognuno di sentirsi ascoltato e preso in considerazione, anche da
persone con le quali non si ha un contatto fisico-visivo.
La fidelizzazione: un atto d’amore!
Riuscire
a condurre per mano il visitatore alla scoperta dei
prodotti/servizi messi in vetrina è l’obiettivo da porsi
nella progettazione di un sito, unitamente alla capacità di
proporre tutte le possibili formule offerte nel modo più
personalizzato possibile. Occorre dare la sensazione che da
nessun’altra parte si potrebbe ottenere un servizio così
specificatamente e accuratamente tagliato su misura, un rapporto
one to one portato alla sua massima espressione.
Attraverso
Internet questo è diventato possibile, al meglio, favorendo il
numero di “matrimoni” tra
domanda e offerta perché si esalta la possibilità di
implementare un contatto diretto e costante, con un feedback
(una risposta) in tempo reale. Chi chiede un servizio via
Internet, vuole essere accudito e coccolato e il fatto che
qualcuno risponda subito alle sue richieste lo fa sentire
importante.
Gli
alti livelli di customer satisfaction che devono caratterizzare
i servizi offerti in rete costituiscono la essenziale fonte di
valore aggiunto. Lo sviluppo di Internet è stato promosso e
sostenuto dai grossi passi avanti che sono stati fatti in ambito
tecnologico in direzione della realizzazione di piattaforme
hardware e software mirate a garantire rapporti sempre più
stretti e consapevoli, con il segmento dei clienti raggiunto,
tanto potenziale che effettivo. I servizi disponibili online
sono moltissimi anche in Italia.
Si
può parlare, oggi, di un commercio elettronico caratterizzato
da cifre abbastanza robuste e da dinamiche d’impresa
consistenti. Il quadro tuttavia non è così roseo: al contrario
di quanto si sia portati a pensare, il reale problema sembra
essere l’offerta e non la domanda. A sostegno di questo, un
dato preciso: oltre la metà degli acquisti fatti dagli italiani
si esaurisce su siti esteri. Il mercato italiano sembra soffrire
di una carenza di offerta valida, che possa essere percepita
come credibile e competitiva. Di nuovo, questo rientra nella
parte emozionale (o emotiva) del processo decisionale del
consumatore, il quale compra solo se si fida.
Via
Internet, senza contatto fisico-visivo diretto, cogliere
l’emozione giusta è fare bingo.
A ben pensarci, è davvero impossibile trovare un contesto
sociale in cui tutti i membri si comportino da perfetti
“soggetti razionali”, privi di emozioni, sentimenti e idee
proprie.
Chi
può affermare di non essere stato condizionato, nel proprio
agire sociale e organizzativo, dai successi, dalle delusioni,
dalle ingiustizie o, semplicemente, dalle idee altrui? Chi può
negare che le sensazioni prodotte dalla nostra sfera emotiva
incidano in maniera significativa su tutti i nostri
comportamenti? Con ciò non si vuole certamente supporre che
siamo destinati ad essere in balia o prigionieri delle nostre
emozioni. Si tratta però di voler dare alla compagine emotiva,
fino ad oggi tenuta al di fuori dell’universo lavorativo quasi
come un qualcosa di eretico, l’importanza che merita. Questo
vale nella vita reale e vale per Internet.
E’
importante accettare il fatto che accanto alla razionalità
esistono quegli stati d’animo, quelle emozioni, quei
sentimenti e quelle preferenze in grado di cambiare le nostre
decisioni. Ecco perché la fiducia, o la diffidenza, che ci
portano a sposare, o rinnegare, la filosofia dell’e-commerce e
della cosiddetta new economy possono essere considerate di
natura prettamente emotiva. Prima ancora di decidere se comprare
o meno un prodotto o un servizio, esso ci deve conquistare: deve
fare appello alla nostra emotività affinché questa
contribuisca a superare la barriera dell’indifferenza e ad
innestare il processo decisionale, solo in un secondo momento
patrocinato dalla razionalità.
Via
Internet, nel mare magnum delle proposte, cogliere
l’attenzione adeguata è fare bingo.
La
capacità di spesa dei consumatori su Internet è ancora mille
volte inferiore a quella del mercato tradizionale; cioè un
negozio tradizionale ha mille volte più possibilità di
vendere rispetto ad un negozio online; cioè quello che le
l’insieme delle aziende si propone di vendere su Internet
è ancora mille volte superiore a quanto è disposto a
spendere l’insieme dei clienti che fanno acquisti su
Internet. La dimensione del mercato è ancora minima perché
l’offerta non è improntata alle caratteristiche della rete
e dei suoi abitanti.
Il
mercato online è molto diverso da quello tradizionale, primo
perché il prodotto da vendere non può essere ne visto e ne
toccato. Inoltre è il consumatore che deve ricercare il
prodotto. Il modello che è stato individuato per descrivere
il processo d’acquisto è costituito da cinque fasi:
1.
Percezione del problema: è
il momento in cui si prende coscienza dell’esistenza di un
bisogno da soddisfare; la consapevolezza di questo bisogno può
essere innescata da due differenti categorie di stimoli:
esterni e interni. Gli stimoli esterni sono quelli indotti da
un fattore esterno (es. il profumo proveniente da una
pasticceria può stimolare la fame); gli stimoli interni
(l’idea o il ricordo di qualcosa che manca), al contrario,
nascono autonomamente, senza alcun tipo di induzione esterna.
Sarà estremamente utile per l’operatore di marketing
individuare le circostanze che hanno generato lo stato di
tensione e la conseguente nascita dell’esigenza da
soddisfare.
2.
Ricerca delle informazioni:
non avviene per tutti i tipi di acquisto ma verosimilmente per
quelli a più alto coinvolgimento, dove è percepito un
rischio più forte e, in ogni caso, quando il bisogno non è
urgente. Raccogliere informazioni consente di passare
dall’insieme noto delle marche presenti sul mercato
all’insieme delle marche tra le quali effettuare la scelta.
E’ evidente, del resto, che per gli acquisti abituali non si
pone l’esigenza di una continua ricerca di informazioni. È
probabile, comunque, che le informazioni si acquisiscano in
ogni caso, pur se passivamente, attraverso le varie forme di
pubblicità e/o promozione.
Per quanto riguarda
l’acquisto dei prodotti via Internet la raccolta
delle informazioni avviene ancora, soprattutto,
tramite i motori di ricerca. Inoltre la ricerca delle
informazioni può risultare personalizzata utilizzando
indirizzi di siti, tipo portali o directory specializzate,
siti segnalati da riviste o amici, siti pubblicizzati, siti
trovati in navigazione via link;
3.
Valutazione delle alternative:
è costituita da una analisi approfondita
su tutti i prodotti che devono soddisfare il bisogno
iniziale. Il
consumatore elabora nella propria mente i dati raccolti e
arriva alla scelta della marca. È il processo ideale in cui
il consumatore assegna dei pesi alle caratteristiche di
ciascun prodotto, assegna un voto a ciascuna caratteristica e,
infine, ponderando i valori di ogni caratteristica, ne fa la
somma e sceglie la marca con il maggiore valore assoluto. In
questo processo, che si conclude con una lista ideale delle
preferenze stilata dal consumatore e in cui sono presenti
elementi di valutazione soggettivi e oggettivi, è importante
per l’uomo di marketing ragionare in termini di qualità
percepita e non di qualità erogata. Per gli acquisti via
Internet il consumatore per raccogliere informazioni più
precise e dettagliate può contattare direttamente il
produttore, senza l’imbarazzo di “poter non comprare”.
Questo può avvenire tramite e-mail oppure partecipando
mailing list o a newsgroup;
4.
Decisione d’acquisto:
penultima fase del processo, è in realtà preceduta
dall’intenzione d’acquisto, un momento in cui il
consumatore è ancora influenzabile da elementi esterni, come
l’atteggiamento degli altri e i fattori imprevisti. Una
volta, però, che il consumatore ha deciso di effettuare
l’acquisto, egli deve prendere altre cinque sub-decisioni;
in particolare, la decisione d’acquisto sarà determinata
dalla marca, dal punto vendita (localizzazione del negozio),
dalla quantità di bene da acquisire, dal momento
dell’acquisto e dal metodo di pagamento. Queste variabili
non entrano in gioco sempre e tutte insieme ma saranno in
funzione, di volta in volta, del diverso prodotto da
acquistare: naturalmente, non ci si porrà il problema del
metodo di pagamento per l’acquisto di una tavoletta di
cioccolato, così come non ci si porrà il dilemma della marca
per altri acquisti a basso coinvolgimento;
5.
Comportamento successivo all’acquisto:
è senz’altro di crescente interesse per chi ragiona in
termini di marketing. Le imprese marketing oriented, infatti,
tendono sempre più ad occuparsi del consumatore anche dopo il
momento della transazione vera e propria perché, se un
cliente è soddisfatto, è quasi certo che ripeterà
l’acquisto. Nei mercati saturi è sempre più costoso
“trovare” nuovi clienti e l’obiettivo primario di molte
imprese è la fidelizzazione di quelli già acquisiti.
L’analisi dei comportamenti del dopo acquisto è utile per
comprendere le esigenze dei clienti attuali e potenziali al
fine di soddisfarli sempre meglio. In effetti, il
perseguimento della customer satisfaction è uno dei massimi
obiettivi di un’impresa moderna.
Soprattutto per le aziende
che operano via Internet è importante la soddisfazione del
cliente. Un cliente che non sia soddisfatto del servizio
ricevuto può segnalare la sua insoddisfazione utilizzando
ancora una volta l’e-mail rivolgendosi ai reparti
responsabili oppure può diffondere ad altri consumatori le
proprie servendosi delle mailing list o dei newsgroup.
L’impresa può servirsi
delle eventuali critiche per ridefinire e correggere le
specifiche del prodotto commercializzato al fine di alzare il
livello della soddisfazione del cliente.
Il fattore prezzo non è
determinante; il vantaggio per il visitatore deve essere la
sensazione di trovare la cosa che cercava e che è sua fortuna
di aver trovato; si è instaurato un rapporto di fiducia e
reciproca utilità nell’incontro; si sta sviluppando una
nuova relazione che vuole crescere e consolidarsi. Il prezzo
è una conseguenza del trattamento prioritario, non la causa.
LA CURA E LA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE
Muovere
bene le leve del “customer care & satisfaction”
significa mettere il cliente al centro dell’attenzione
Un
sito web è uno strumento molto efficace di “customer
care”; se ben gestito, comporta un alto grado di “satisfaction”.
Uno strumento che aumenta la forza competitiva. E’
più facile pensare agli svantaggi per l’assenza,
piuttosto che ai vantaggi della presenza di attenzione per
il cliente.
Un
rapporto interattivo stimolato tramite il sito web consente
di conoscere direttamente le persone con cui si entra in
contatto. Si tratta di persone ben disposte verso di noi,
perché hanno scelto spontaneamente di venirci a trovare,
incuriositi o attratti dalle nostre proposte. Sanno di
essere attesi, vogliono che si risponda alle domande, che
siano risolti i problemi, si aspettano che le promesse siano
mantenute; con rigore, puntualità, attenzione; cercano
prodotti speciali o servizi che li rendano speciali. Una
vendita assistita da “customer care” (cura del cliente,
servizio al cliente non tecnico ma umano) determina oltre la
“satisfaction” (la soddisfazione, l’appagamento dei
suoi dubbi e l’annullamento della sua diffidenza,
addirittura l’entusiasmo di sentire degli amici) la
partecipazione spontanea all’affermazione del sito
attraverso una propaganda personale, che costa niente e
rende tanto.
I
clienti soddisfatti che fanno pubblicità sono la migliore
cassa di risonanza per affermare un’azienda, i suoi
prodotti, il sito Internet dove vengono proposti. Il valore
aggiunto garantito da un servizio di assistenza alla
clientela è il margine indispensabile di differenziazione
sui competitori che il mercato maturo di oggi consente;
tutto si livella, prezzo, qualità, struttura dei prodotti
industrializzati. La differenza sta tutta nel servizio che
accompagna il prodotto; la competizione non riguarda il
prodotto ma il servizio che l’accompagna. Occorre prestare
un forte impegno a regolamentare i comportamenti di tutta la
struttura aziendale, orientandola con chiarezza verso il
cliente, ricordandole che trovare un nuovo cliente è più
costoso che mantenere quello che si ha. Internet fa il
miracolo di portarci clienti spontanei, naturalmente
interessati a noi; da anni clienti così girano sempre meno
sul mercato. Sono clienti da non lasciar andare via:
perderli solo per averli trascurati, è un vero peccato
mortale. Mortale per l’azienda.
Per
sfruttare le potenzialità naturali di “Customer Care
& Satisfaction” l’azienda che conduce un sito
Internet deve attentamente studiare con ordine e coerenza le
mosse con cui rispondere ed accogliere il visitatore prima
ed il cliente poi. Il mercato maturo ha moderato i consumi,
rendendoli consapevoli. L’informazione sul prodotto e la
personalizzazione delle sue caratteristiche creano la
differenziazione con i prodotti similari e procurano la
fidelizzazione attraverso un coinvolgimento emotivo e la
soddisfazione che procura. Il coinvolgimento emotivo nasce
dalla considerazione ricevuta, dalla gratificazione di
essere riconosciuto e ricordato, dalla liberazione di
doversi ogni volta ripresentare e riproporre. In un mercato
dove l’offerta cresce e si espande e dove la domanda si
verticalizza e si ramifica, il cliente è il nuovo sovrano e
detta le sue condizioni. Qualità e prezzi sono atti dovuti.
Il servizio è l’arma migliore per competere.
Regola
primaria per la gestione dell’azienda e soprattutto per il
sito Internet e il servizio al cliente, “customer care”,
per ottenere “satisfaction” e quindi fedeltà e
partecipazione.
C’è
una precisazione alla regola generale: scegliere il
cliente/consumatore. I clienti non sono tutti uguali, non
tutti possono capire l’azienda ed i suoi prodotti/servizi.
Non si può accontentare chiunque, un cliente che non può
essere soddisfatto per sua natura, toglie risorse ad altri
che possono esserlo. Bisogna avere il coraggio e la forza di
non rincorrere tutti nella stessa maniera e di lasciare
andare quelli non soddisfabili.
L’azienda
ritaglia se stessa sui suoi clienti esattamente come i
clienti possono ritagliare le proprie necessità
sull’azienda.
I
punti da studiare con metodo e professionalità sono:
-
Preparare form di adesione o richieste di
informazioni con semplicità e velocità, richiedendo dati
essenziali ed utili; impegnarsi rigorosamente al rispetto
della privacy.
-
Elaborare risposte puntuali alle FAQ – Frequency
Asked Questions, le domande più frequentemente ricevute; si
risponde in maniera esauriente una volta per tutte, con la
massima velocità ed il minimo sforzo; comunque in tempo
quasi reale.
-
Impegnarsi nella chiarezza dell’esposizione, il
cliente non deve capire, siamo noi a doverci spiegare in
modo intuitivo e semplice, senza fare sfoggio di dottrina e
tecnicismo.
-
Riportare ovunque necessario spiegazioni sulle
procedure, i regolamenti, le leggi e quant’altro crei
vincoli e condizionamenti al rapporto che sta per nascere.
-
Predisporre listini, note tecniche e documentazione
di approfondimento sui prodotti/servizi offerti da inviare
via mail; anche se riportati sul sito devono poter essere
spediti a chi li chiede se preferisce riceverli via mail
piuttosto che prelevarli dal sito.
-
All’interno dell’azienda tutti devono essere
consapevoli dell’importanza del “Customer Care &
Satisfaction”, come strumento formidabile per vincere la
concorrenza.
-
Accogliere con interesse anche le domande
apparentemente più scontate e stupide; rispondere come se
fossero originali ed intelligenti.
-
Sollecitare pareri, consigli, suggerimenti su tutto,
anche sui prodotti/servizi, su come migliorarli,
modificarli, adattarli a specifiche esigenze.
-
Ringraziare per qualsiasi contributo ricevuto, se
possibile premiarlo.
-
Inserire la possibilità di riscontro (feedback)
ovunque possibile sul sito.
-
Rispondere sempre e subito; se non si hanno risposte
pronte o non si possono avere in tempo rapido, rispondere
comunque con un messaggio interlocutorio in cui si ringrazia
per la mail inviata, si promette un veloce esame del
problema che troverà una soluzione a breve termine.
-
Sottolineare sempre il gradimento suscitato dal
contatto e ringraziare per averlo attivato.
-
Personalizzare con una firma il messaggio inviato
mettendosi a disposizione per ogni ulteriore approfondimento
e necessità.
-
Misurare con attenzione la soddisfazione del cliente,
identificare i punti deboli per orientare le modifiche,
individuare i punti forti per esaltarli. Classificare le
rilevazioni e confrontarle nel tempo.
-
Interpretare le relazioni con i clienti per
identificare i trend di mercato; ogni osservazione del
cliente è preziosa perché, oltre ad individuare
un’eventuale carenza può evidenziare una caratteristica
implementabile.
-
Costruire la relazione con il cliente in ogni modo
possibile, anche chiedendo di raccontare esperienze concrete
e fatti vissuti.
-
Costruire la fiducia con piccoli passi ed azioni
concrete. La gentilezza ipocrita deve diventare efficienza
cortese.
-
Cercare di ricordare sempre la storia di ciascun
cliente, archiviare ordinatamente la posta relativa ad
ognuno.
-
Pensare da subito all’allestimento di un database
finalizzato al “Customer Care & Satisfaction”
-
Distribuire generosamente nel sito punti di contatto
interattivo e sollecitare senza sosta che questo avvenga.
-
Dare la sensazione che l’azienda preferisca un
approccio diretto e nominale con ciascun cliente, garantendo
un approccio differenziato per problemi e persone.
-
Chiedersi le ragioni per cui in cliente arriva e per
cui un cliente va via; soprattutto in quest’ultimo caso
manifestare il dispiacere per il fatto che lo porta ad
abbandonare la nostra marca e ribadire la volontà di capire
il motivo per eliminarlo radicalmente.
-
Mai, Mai, Mai, in nessun caso, trattare male il
cliente e dargli torto marcatamente. Chissà. Potrebbe
rendersi conto di voler tornare sui suoi passi; soprattutto
se aveva torto apprezzerà la vostra disponibilità nei suoi
riguardi. Senza ovviamente calpestare la dignità aziendale.
-
Considerare il mercato come un insieme di tanti
clienti singoli e non come un luogo di residenza di una
clientela indistinta. Ogni cliente deve essere inquadrato
nel suo specifico segmento e valorizzato secondo le sue
caratteristiche e potenzialità.
-
La tecnologia fa correre il rischio di essere
complicati; prestare attenzione al rapporto semplificato,
alla facilità di interagire; rendere amichevoli le
procedure e facile la loro comprensione, far sentire il
visitatore a sua agio, quasi padrone della situazione.
-
Rassicurare sulle garanzie che spettano al
consumatore, al rimborso in caso di insoddisfazione,
enunciando tempi e modalità di attuazione.
-
Evidenziare i termini e le modalità di consegna, gli
obblighi devono essere espliciti. Le durate e le scadenze
devono essere ribadite con chiarezza.
-
Prevedere tutte le spiegazioni pratiche per
raggiungere la sede dell’azienda, soprattutto se si svolge
un’attività aperta al pubblico: indicare strade, orari di
mezzi pubblici, alberghi e ristoranti, prevedendo eventuali
tariffe speciali riservate ai clienti.
-
Raccontare la storia del sito e dei suoi
protagonisti, attraverso la voce dei clienti, dimostrare che
non si è improvvisati, che c’è una tradizione ed una
solida esperienza; dimostrare che ogni cliente può
diventare protagonista.
-
Prevedere riconoscimenti al cliente che porta un
altro cliente.
-
Curare la logistica con “devozione”, questo è
forse il servizio più delicato nel commercio elettronico,
perché è in effetti l’unico contatto fisico
dell’azienda con il consumatore e diventa il primo del
customer care.
-
La puntualità porta all’eccellenza; il livello di
servizio ai clienti garantisce il risultato forse più
importate di tutto il processo.
-
Stabilire il tempo di consegna di ciascuna
spedizione, con particolare riguardo al tempo di transito
effettivo.
-
Studiare l’imballaggio ed i pesi unitari conoscendo
bene le formule tariffarie delle varie destinazioni, per
sfruttare al massimo l’applicazione delle tariffe stesse.
-
Fornire informazioni sui dazi import/export e sulla
documentazione di accompagnamento; le normative doganali
sono diverse in ogni Paese del mondo e in ogni Paese
complesse e mutevoli. Analogamente per i campi di
applicazione dell’iva ed imposte similari e delle relativa
aliquote.
-
Descrivere bene, anche per questo motivo oltre che
per quello commerciale, il bene venduto: la descrizione deve
essere precisa e dettagliata; non è raro, infatti, che per
uno stesso prodotto vengano applicate normative diverse in
funzione di come è costruito e quali materiali utilizza.
-
Identificare in anticipo le merci non trasportabili,
trasportabili con limitazioni o con particolari accorgimenti
e dotazioni accessorie al fine di evitare perdite di tempo e
di immagine.
-
Dare la disponibilità del tracking, il servizio che
mette in condizione di tenere costantemente sotto controllo
ogni spostamento dell’ordine ed il percorso della
consegna.
-
Assicurare qualsiasi tipo di merce da spedire
integrando le coperture offerte dallo Spedizioniere.
-
Scegliere lo Spedizioniere in funzione non solo delle
tariffe e della puntualità, ma anche della specialità per
destinazione e merceologia trattata.
-
Raccogliere un team multidisciplinare
legale-amministrativo-fiscale per disporre di soluzioni
puntuali ed adempimenti idonei.
Il
problema più importante nella realizzazione di un
customer database consiste nel reperimento dei dati sui
clienti. Le fonti più comuni dove reperire tali
informazioni sono i file di log e i cookies.
I
cookies (“biscottini”) sono dei piccoli file che il
sito cui ci si collega scarica sul computer dell’utente.
L’utilità di questi file sta nel fatto che, al
collegamento seguente, il sito riconosce l’utente ed è
in grado di ottenere informazioni utili, come, ad esempio,
quanto tempo è passato dall’ultimo collegamento.
Inoltre attraverso i cookies possono pervenire
all’utente informazioni commerciali che si pensa possano
interessargli in base ai dati ottenuti su di lui. La
pratica dei cookies generalmente non è condivisa da chi
la subisce, perché si ritiene violi la privacy
dell’utente, al quale, del resto, non si richiedono
autorizzazioni. I cookies, infatti, sono invisibili, nel
senso che vengono scaricati in una particolare cartella
del disco fisso senza che l’utente se ne accorga.
Naturalmente ogni browser prevede l’opzione di impedirne
l’accettazione, se l’utente la sceglie.
Però
è davvero piacevole per un utente vedersi salutato con
nome e cognome quando entra in un sito dove è già stato;
la sorpresa c’è, ma anche la soddisfazione,
l’importante è dare la convinzione che dei suoi dati ne
facciamo un uso discreto, ad uso solo interno, per
servirlo meglio.
Il
file di log è un’altra fonte dalla quale si possono
ottenere informazioni utili. Il log è un file contenuto
nel computer server, che registra i movimenti effettuati
sul sito, cioè rileva le tracce di tutte le attività
svolte. Attraverso il file di log si può facilmente
ricostruire il percorso svolto da un utente nel sito. Il
file di log fornisce notizie come:
-
l’andamento storico degli hits (le richieste di
contenuto, di immagini, di file audio ecc. fatte
attraverso il sito;
-
il numero delle visite al sito in un determinato periodo
(e possibilità di confronto tra periodi diversi);
-
il numero delle visite alle singole pagine;
-
le entrate ed uscite dalle singole pagine;
-
il tempo trascorso sulle singole pagine e sul sito;
-
il percorso tra le pagine e di attraversamento del sito;
-
la provenienza geografica del visitatore.
Un’altra
tecnica per reperire informazioni prevede la richiesta di
registrazione al sito agli utenti che vogliono accedervi.
La richiesta consiste in un form da compilare con i propri
dati anagrafici e con altri dati che servono a descrivere
il profilo dell’utente come consumatore. Generalmente le
registrazioni costituiscono un passaggio che permette
all’utente di accedere a quelle parti del sito riservate
solo ai visitatori “conosciuti, che cioè appunto si
sono registrati. E’ un servizio aggiuntivo che
l’azienda offre a chi accetta di fornire i propri dati,
dimostrando di essere interessato alle sue proposte
commerciali. Se l’utente si registra, può in molti casi
anche ricevere delle newsletter tramite e-mail. Può anche
ricevere premi, vantaggi, riconoscimenti.
Grazie
ad informazioni di questo tipo si può realizzare un
customer database che contiene:
-
dati sul venduto storico e potenziale
-
dati sul comportamento in rete (per es. pagine del web
navigate, tempi di permanenza ecc.)
-
informazioni su quanto i singoli clienti possono
contribuire a generare risorse di conoscenza e fiducia.
Il
customer database è quindi uno strumento essenziale per
la realizzazione del marketing interattivo e diretto,
in quanto permette di integrare l’intero ciclo di
relazione con il cliente mediante il supporto delle
informazioni in esso contenute. Sulla base delle
informazioni contenute nel database clienti è possibile
elaborare una serie di offerte personalizzate e promozioni
speciali; sono gradite una serie di attenzioni, come un
benvenuto personalizzato, la proposta immediata di
argomenti e prodotti di sicuro interesse.
Data Warehouse e Knowledge Management
Molte
volte nella storia dell’uomo ci sono stati cambiamenti
a seguito di scoperte o innovazioni; mai come in questo
caso sta avvenendo con incredibile, direi
incontrollabile, velocità; ogni giorno cambia qualcosa,
ogni giorno cambia la conoscenza non solo delle tecniche
ma anche del mercato, che si è aperto, quindi
fluidificato. L’uomo marketing è il profeta
dell’azienda perché non ha un ruolo più tattico, ma
tutto strategico, che deve avere una visione globale e
trasversale, lungimirante e creativa. Senza contare su
modelli di riferimento o esperienze consolidate.
I
tempi si fanno anche complicati perché i mercati si
ampliano in larghezza e si assottigliano in profondità,
le fasce di segmentazione
sono più composte, i profili puntualizzano le loro
caratteristiche ed i flussi intensificano il loro
vigore. C’è un vortice di informazioni che si
abbattono sul traffico economico, tutti vogliono di più,
meglio, più personalizzato, più volte, più mutevole.
Ora diventa determinante dedicarsi con la massima
attenzione a misurare questo vortice, per capire e muoversi
con passo felpato e sicuro. Felpato perché il cliente
è bersagliato e suscettibile al rigetto; sicuro perché
sbagliare la mira costa caro.
Utilizzare
solo le informazioni realmente utili, valide,
consistenti, confrontabili con le altre fonti che danno
ispirazione ai canali tradizionali. Per attuare scelte
operative consapevoli.
Il
problema non è andare su Internet o no; è come andare
per evitare sprechi e inquietudini; inquietudini, perché
il risultato è ancora talmente difficile da cogliere da
farti sentire incapace vicino ad altri che non hanno
risultati come te, ma mentono oppure eludono il
confronto e la sintesi.
L’obiettivo
è quello di avere il cliente pronto per l’acquisto al
momento del suo massimo bisogno: la bottiglia di acqua
minerale ghiacciata vale diversamente se proposta nel
deserto o al polo. La massa di informazioni che si
possono raccogliere ed organizzare su Internet può
coronare il sogni di qualsiasi azienda: costruire i
clienti perfetti.
Questo
in teoria; la pratica si chiama un grande data warehouse.
Questo
strumento consente di trarre concreto beneficio dai dati
ottenibili in rete. Internet intensifica lo scambio di
informazioni ed attiva Il circolo virtuoso
dell’e-business se l’analisi dei dati raccolti
diventa strategico e discriminante; capire “chi”,
“come” e “perché” rappresenta la vera ricchezza
che sgorga da Internet. Noi abbiamo in azienda una
miniera di dati, dobbiamo imparare a leggerli,
interpretarli, a raccoglierli meglio, ad orientarli
(data mining). Rendere immediata ed evidente
l’interpretazione dei dati è il compito più delicato
del Merchant Provider, perché, quando il marketing
seleziona il target con precisione e riesce a valutarne
i comportamenti, tanto le vendite quanto la
fidelizzazione sono più forti. Una accorta politica
sulla interpretazione e sulla gestione dei dati
raccolti, anche attraverso il confronto con altri dati
statistici e monitoraggi di mercato, rende meglio
differenziabile l’offerta dei prodotti/servizi e
consente di occupare una posizione ben difendibile.
Altra
storia è il knowledge management, la gestione delle
conoscenze dell’azienda, all’interno dell’azienda.
Le componenti aziendali devono esprimere il loro sapere
per renderlo condivisibile; un’azienda si compatta
intorno al suo sapere e trasmette all’esterno fiducia
e personalità. L’espressione delle idee e delle
proposte deve essere sollecitato e premiato da parte dei
dirigenti; ognuno deve dire all’altro quello che pensa
per dare impulso all’attività; poi le idee vanno
selezionate, elaborate organizzate e diventare
patrimonio di tutti. Estrarre idee dalle componenti
aziendali significa creare le condizioni più favorevoli
all’innovazione; metterle insieme in un corpo,
omogeneo ed assimilato, crea una maggiore personalità,
produce maggiore fiducia all’interno
sull’organizzazione e all’esterno sul pubblico.
L’attività
d’impresa respira una atmosfera più familiare.
Si
sviluppa l’interazione creativa, un valore strategico
ormai essenziale come plus di prodotto, perché lo fa
diventare intelligente e comunicativo.
Un’azienda
“New Economy” compenetra le informazioni sul
mercato, sui clienti e sui prodotti: fa di ogni
dipendente un protagonista, non più un subalterno; fa
di ogni cliente un alleato, un promotore (evangelist),
non più una preda; fa di ogni idea e di ogni
informazione una risorsa preziosa, non più roba da
archivio o da cestino.
Tra
i metodi per promuovere un sito Internet, il più
efficace ed il più economico è l’iscrizione sui
motori di ricerca e sulle directory specializzate,
compresi i portali, verticali (detti anche vortali) ed
orizzontali. Affinché tale procedura concorra in
maniera significativa alla diffusione del sito è però
necessario che il sito appaia nelle prime due-tre
pagine di uscita dei risultati dei motori di ricerca.
Un
buon posizionamento all’interno dei motori di
ricerca è importante per almeno tre motivi:
1.
perché la maggior parte dei navigatori inizia la
navigazione da un motore di ricerca;
2.
perché chi arriva ad un sito da un motore di ricerca
è più predisposto all’acquisto di chi vi arriva
tramite pubblicità;
3.
perché la descrizione di un’azienda all’interno
di un motore non è percepita come pubblicità e non
ingenera, quindi, un atteggiamento di diffidenza da
parte dell’utente.
I
motori di ricerca sono dei grandi archivi di dati che
permettono ai navigatori di trovare ciò che stanno
cercando e alle imprese di essere trovate. In genere,
le modalità per la ricerca sono due:
a)
per parola chiave
b)
per argomento
L’inserimento
delle pagine Web negli archivi dei motori di ricerca
è generalmente gratuito e può avvenire in tre modi:
a)
attraverso la registrazione effettuata manualmente
dall’azienda titolare del sito
b)
attraverso la registrazione automatica effettuata da
un software, lanciato dall’azienda titolare del
motore, detto ragno, che ricerca navigando da solo in
rete, le novità e le registra man mano che le trova.
c)
attraverso la registrazione effettuata manualmente dai
redattori che gestiscono il sito e che classificano i
siti, anche recensendoli, così come segnalati o come
rilevati.
I
motori di ricerca e le directory specializzate,
compresi i portali, verticali ed orizzontali, sono
moltissimi, ne sono stati recentemente contati più di
duemila nel mondo. E’ quindi praticamente
impossibile essere presenti su tutti. Va sottolineato
che i primi venti motori di ricerca coprono circa
l’80% delle richieste di informazioni, prodotti e
servizi su Internet. Parliamo dei motori in lingua
italiana, di cui buona parte hanno anche la versione
inglese e qualcuno quella nelle lingue più diffuse.
Ogni
motore di ricerca utilizza una propria modalità per
stabilire il posizionamento dei siti nelle proprie
uscite. Tali modalità possono essere ricondotte a due
tipologie:
-
l’utilizzo di un software che indicizza le pagine in
base alle tecniche con cui è costruito il sito;
-
la valutazione manuale da parte di uno staff di
operatori (soluzione sicuramente più dispendiosa ma
più efficace come dimostrato dalla preferenza
accordata dai navigatori).
E’
ovvio che si iscrivono i siti sui motori di ricerca
secondo le lingue in cui è espresso il sito, si può
anche limitare l’iscrizione su motori operativi in
aree locali definite; ma la scelta principale è
l’area linguistica.
Il
collocamento di un’impresa nelle alte posizioni
delle pagine di uscita è percepito dall’utente come
un’attribuzione di una
maggiore credibilità e affidabilità; al
contrario un posizionamento troppo in basso scredita
l’impresa stessa e la fa percepire come meno
prestigiosa. E’ per questo motivo che è molto
importante strutturare il sito in modo tale da
ottenere un buon posizionamento; ciò si può ottenere
con l’esatta individuazione delle parole chiave (keywords)
che l’utente usa per la ricerca e con la
collocazione di esse all’interno del sito in modo
visibile, attraverso la speciale gestione dei metatag,
che sono applicazioni nella pagina HTML che vengono
“avvistate” dai ragni).
Una
tipologia differente di motori di ricerca, sono le
cosiddette directory. L’esempio più noto di
directory è rappresentato da Yahoo! e Virgilio, che
classificano solo i singoli siti, indipendentemente
dalle pagine in esso contenute, raggruppandoli per
tipologia e permettendo all’utente di effettuare una
ricerca partendo da macro-categorie, per poi
approfondirla in base ad una struttura “ad
albero”. Altra differenza di questi dagli altri
motori di ricerca è che l’inserimento di un nuovo
sito può avvenire solo manualmente ed è sottoposta a
verifica del personale dell’azienda.
Altre
directory attualmente esistenti sono: About.com,
Looksmart, Linkstar, Magellan, Open Directory. I
portali sono la nuova frontiera della ricerca in rete,
perché selezionano e raccolgono i siti per argomento;
i portali affermati, che vivono di pubblicità, sono
però quasi tutti a pagamento.
I
banner e i bottoni possono essere considerati una
sorta di inserzione pubblicitaria all’interno di una
pagina web. Essi si presentano come un’immagine
sotto forma di striscia o forma geometrica quadrata o
circolare atta veicolare i navigatori verso un sito e
a pubblicizzarlo. Per catturare l’attenzione
dell’utente tali strumenti hanno una grafica
accattivante e divertente; spesso sono in movimento e
contengono una frase spiritosa o una proposta
particolarmente appetibile. Sono come degli striscioni
stradali o dei manifesti murali apposti dove transita
la gente. Per sfruttare a pieno le loro potenzialità
è necessario collocare banner e bottoni su pagine web
che siano visitate da utenti appartenenti al target
dell’impresa. La differenza fondamentale tra i due
sta nel fatto che il banner è a rotazione, fino al
raggiungimento del numero di impressions
(di volte che viene visto) pianificato; mentre
il bottone è fisso, cioè è esposto per un periodo
di tempo prefissato. Una campagna banner viene
pianificata in base al costo ad impression ed i
risultati possono essere misurati in termini di click
through (che è il rapporto tra il numero di
impressions e il numero effettivo degli accessi
procurati al sito tramite il banner o il bottone).
Tali strumenti consentono inoltre di accrescere la
notorietà del sito poiché spesso gli utenti visitano
il sito pubblicizzato dal banner soltanto in un
secondo momento. Ciò significa che non tutti gli
effetti positivi di una campagna banner possono essere
esattamente quantificati. È ormai provato che il tipo
di sito scelto per esporre i banner influisce molto
sui risultati della campagna. Questo impatto non
riguarda solo il click through, ma anche il tipo di
predisposizione del visitatore nei confronti dei
banner e quindi del sito che si accinge a visitare in
caso di click. Insomma un banner apposto su di un sito
prestigioso funziona di più; nella stessa maniera, se
apposto su di un sito attinente alla merceologia
dell’inserzionista, funziona di più, cioè procura
più visite così dette targettizzate.
Tipicamente,
siti di elevata qualità in termini di grafica e di
contenuti, riflettono migliori risultati, fatta
eccezione per alcuni siti troppo affollati di altri
banner o messaggi pubblicitari, i quali confondono il
visitatore o comunque lo spostano verso altre
destinazioni. L’elemento comunque premiante nella
scelta di un sito sul quale esporre i banner, è
indubbiamente l’attinenza con il sito da
pubblicizzare. Sicuramente il massimo livello di
segmentazione di una campagna banner lo si raggiunge
con i cosiddetti “banner per keyword”. Questa è
una possibilità offerta dai motori di ricerca, i
quali consentono di selezionare l’esposizione del
banner in funzione delle parole chiave utilizzate per
la ricerca dal visitatore; se un navigatore cerca un
certo argomento il motore espone il banner di quella
azienda che tratta proprio quell’argomento.
Una
possibilità molto utile per le campagne più estese,
è quella del controllo del cosiddetto “limite di
frequenza”, ossia il numero di volte che un utente
vede lo stesso banner. Su alcuni siti è infatti
possibile definire il valore massimo consentito,
attraverso un software che memorizza quali banner ha
visto ogni singolo visitatore. Più basso è questo
“limite di frequenza”, più alta sarà la risposta
in termini di click through. Altra opzione
generalmente disponibile è quella di poter scegliere
di visualizzare i banner solo ad utenti di una o più
nazioni, o ad utenti di una specifica lingua. Ciò è
necessario per quei siti internazionali (ad esempio
Altavista oppure Excite) attraverso i quali si intende
raggiungere solo i visitatori che si collegano da
paesi specifici.
Ultima
opzione è il banner “pay per click”, cioè il
corrispettivo matura solo quando il banner ha
procurato effettivamente un click che ha dirottato il
navigatore sul sito dell’inserzionista.
Un
modo non dispendioso per pubblicizzare il proprio sito
è quello di aderire ad un programma di scambio di
banner; attraverso questo sistema, che avviene in
maniera gratuita, si offre uno o più spazi nel
proprio sito per riceverne altrettanti sul sito di uno
o più associati. Questo sistema però non è
professionale ed il rendimento è limitato, essendo lo
scambio proporzionato al traffico del proprio sito,
quindi, almeno inizialmente, modesto.
Possiamo
dire che, dato il crescente affollamento dei motori di
ricerca, il banner sta diventando il mezzo principale
di promozione, anche perché colpisce meglio il suo
target. A seguito di un’indagine condotta attraverso
contatti con aziende inserzioniste di banner su vari
siti, abbiamo classificato i seguenti suggerimenti,
espressione di una diretta e personale esperienza.
In
generale, il miglior rapporto tra costo per impression
(visualizzazione del banner da parte del visitatore
del sito che lo ospita) e clik-trough (visite
apportate direttamente al sito dell’inserzionista),
è dato da siti di minore importanza ma ben
targettizzati; poiché il costo della pubblicità per
banner è proporzionale al numero delle impression e
non del clik-trough, occorre verificare quante persone
concretamente tra quelle che hanno visto il nostro
banner sono poi andate a visitare il sito; occorre più
di tutto verificare quanto sono rimasti nel nostro
sito, cosa hanno visto e come. Inserzioni ben
targettizzate sono quindi preferibili a quelle su
grandi siti prestigiosi ma generalisti.
Qualche
eccezione dipende ovviamente dal tipo di proposta
pubblicizzata. Non importa il volume del traffico
generato, importa la qualità; sono preferibili pochi
visitatori interessati rispetto a tanti visitatori che
non lascino traccia. Per questo il banner deve essere
accattivante, certo, ma veritiero e non mistificare
attrattive diverse da quelle che servono. Anche per la
serietà del proponente.
Anche
banner apposti su pagine specifiche ed attinenti dei
motori di ricerca danno risultati buoni. Altre
considerazioni importanti riguardano il messaggio.
Abbiamo il risultato migliore per i banner che:
-
sono esposti di mattino
-
sono esposti nei giorni feriali, tra martedì e giovedì
-
sono animati
-
se hanno due colori, né più né meno
-
se questi due colori sono ben differenti tra loro
-
se sono apposti in alto a destra
-
se hanno una forma a rettangolo di misura non
superiore a 2x6 centimetri
Un’impresa
può scegliere differenti gradazioni di approccio al
cliente, sempre più coinvolgenti, i cui estremi
sono, da una parte il marketing di massa,
dall’altra il marketing personalizzato con ogni
singolo cliente. Quest’ultima è la caratteristica
peculiare del marketing su Internet, che lo
distingue dal marketing tradizionale, perché
favorisce in maniera esemplare il rapporto
one-to-one con il cliente. Per soddisfare il
consumatore occorre conoscerlo. Internet permette
di stabilire una relazione duratura e profonda, ad
un costo accettabile, attraverso la quale
l’impresa è in grado di sondare i gusti, le
preferenze e le opinioni dei propri clienti ed
apportare i miglioramenti sulla base dei loro
consigli.
Il
marketing interattivo consiste nell’instaurare una
relazione diretta con il singolo cliente, inteso
come un individuo e non come un target
indifferenziato. Il marketing di massa è orientato
al mercato in generale, si basa su caratteristiche
ed esigenze di un target studiato attraverso
ricerche di mercato. E’ la pratica più diffusa di
marketing nel mercato tradizionale. Nel commercio
elettronico, non si possono proporre a tutti i
potenziali clienti gli stessi prodotti/servizi in
modo indifferenziato. In Internet l’utente si
sente unico, singolo e vuole essere trattato come
tale. Internet, grazie alle caratteristiche della
sua tecnologia, fornisce l’occasione di instaurare
facilmente quelle relazioni personalizzate con i
clienti, che sono complesse e dispendiose da
effettuare nel mercato off-line.
Grazie
al marketing interattivo l’azienda può:
-
misurare il valore dei singoli utenti ed avere una
più chiara la percezione delle sue potenzialità;
-
costruire un dialogo con tutti gli utenti ed
aumentare la qualità dei servizi
e rafforzare la fiducia;
-
utilizzare le informazioni ottenute per mirare le
offerte, perfezionarle sul cliente;
-
acquisire una posizione di mercato più solida,
difendibile.
Rispetto
ai clienti essa è in grado di:
-
comunicare con i componenti del target
individualmente;
-
modificare l’offerta secondo le caratteristiche
dell’utenza;
-
reagire ad ogni cambiamento della domanda;
-
costruire una relazione duratura e di fiducia.
Occorre
focalizzarsi su un cliente alla volta, non cercare
di vendere a più soggetti possibile, ma il più
possibile ad una stessa persona in modo da aumentare
non la quota di mercato, ma la quota individuale del
cliente. In
questo modo si instaura un rapporto proficuo per
entrambe le parti: l’azienda ottiene in modo
semplice informazioni utili per riuscire a
soddisfare le esigenze del cliente (e il costo
marginale della singola transazione diminuisce), il
cliente, da parte sua, si sente pienamente
soddisfatto ed ha fiducia nell’azienda. Il valore
per un’impresa non è una funzione del prodotto,
ma una funzione del cliente. I clienti non vanno
trattati tutti allo stesso modo, perché ognuno ha
esigenze diverse.
Non
tutti i siti però hanno questo approccio con il
mercato, spesso le informazioni infatti sono
standardizzate, esiste l’interattività, ma non è
personalizzata. Il requisito fondamentale dal quale
non si può prescindere per costruire una strategia
di marketing interattivo è la diversificazione, la
flessibilità. L’utente che entra nel sito deve
poter scegliere il percorso da seguire e ottenere le
informazioni che vuole.
La
tipologia di interazione che ne può nascere dipende
da due variabili:
-
il grado di flessibilità del contenuto;
-
il tempo di risposta.
Il
contenuto può essere completamente libero o
standardizzato, la risposta può essere in tempo
reale o in differita. Si possono quindi verificare
casi in cui le informazioni sono fornite da
operatori che rispondono subito all’utente (real
time marketing) per fornirgli le informazioni che
desidera o in differita, tramite e-mail. I Web Call
Centre è lo strumento per dare ascolto e risposte
al cliente in tempo reale, attivando un contatto
diretto molto efficace, stringente. Tale pratica è
decisamente professionale perché prevede un impiego
continuativo di risorse umane a disposizione dei
navigatori. Altrimenti, le risposte possono essere
automatiche, quando l’azienda si serve di appositi
sistemi informativi di rilevamento e aggiornamento
dati.
Se
si inserisce semplicemente una lista di F.A.Q. (Frequent
Asked Questions), avremo infine informazioni
immediate e a basso costo, ma completamente
standardizzate. In ogni caso è necessario aver
realizzato un database collegato al sito, in modo
che l’utente possa accedere ad informazioni più
approfondite e poi eventualmente chiedere ulteriori
notizie. Le differenze tra un semplice ipertesto e
un sito basato su un database sta nella quantità di
informazioni cui l’utente può accedere e nella
facilità per gli operatori di aggiornarle.
I
requisiti necessari per un’attività di direct
marketing non si basano solo sull’interattività:
occorre sapere a chi rivolgersi e organizzare le
informazioni in un database. Il database è uno
strumento utilissimo a disposizione dell’azienda
per archiviare ed elaborare grandi quantità di dati
in modo da poterli reperire e aggiornare facilmente.
La realizzazione del database va effettuata in base
agli specifici criteri dettati dalle esigenze di
marketing dell’azienda.
Un
database con i dati della clientela è definito
“customer database”.
I
tre dati più importanti che esso deve contenere
sono:
-
la data di acquisizione del cliente (recency)
-
la frequenza dei suoi acquisti (frequency)
-
il suo “valore”, cioè la propensione
all’acquisto (monetary value).
L’indice
che deriva dall’incrocio di questi tre campi dà
un valore (R.F.M.) che consente di mettere in
graduatoria i clienti in base al loro potenziale di
interessamento e d’acquisto, in modo da dosare gli
investimenti commerciali secondo la probabilità di
un maggiore ritorno per l’azienda.
-
se uno dei due colori è verde chiaro o giallo carico
-
se non contengono il nero
-
se hanno una frase giusta piuttosto che un’immagine
carina
Le altre forme di promozione online
L’attività
di promozione online di un sito mira a sfruttare le
caratteristiche delle comunità che si formano in maniera
spontanea sulla Rete. All’interno di queste comunità si
stringono dei rapporti di fiducia e di amicizia e
funzionano gli stessi meccanismi di comunicazione che
esistono all’esterno. Il passaparola, il naturale “tam
tam” dei gruppi amicali funziona benissimo anche di più
all’interno della Rete; quando un sito viene legittimato
dal giudizio di un “amico” o di un appartenente alla
stessa comunità assume immediatamente dei connotati
positivi. Immettere all’interno di queste comunità una
o più persone che stimolino l’interesse su una data
azienda (prodotto, o servizio) può essere più proficuo
di qualsiasi tipo di pubblicità, in quanto ci si avvale
dei naturali e spontanei rapporti di fiducia esistenti nel
gruppo. In considerazione di ciò, la promozione di un
sito può essere svolta avvalendosi dei seguenti
strumenti:
-
News group
-
Mailing list
-
Forum
-
Chat
I
newsgroup:
sono
vere e proprie conferenze che si svolgono su Internet;
sono fondamentalmente bacheche elettroniche, dedicate
ciascuna a uno specifico argomento. I temi discussi sono i
più svariati ed in alcuni casi sono sotto il controllo di
un moderatore che filtra le notizie prima di distribuirle.
I
vantaggi dell’uso pubblicitario di questo strumento sono
legati alla possibilità di diffondere un messaggio in un
ambiente nel quale l’utente è entrato volontariamente e
dove non si aspetta messaggi di natura pubblicitaria. Per
questo motivo il messaggio sarà veicolato non nella
maniera classica dello spot, ma in una forma più velata e
discreta, come un’esperienza vissuta positivamente, una
testimonianza “libera” all’interno di una
discussione in una “bacheca”, dove gli interessi sono
coerenti con il prodotto che si intende promuovere.
Le
Mailing List:
sono uno strumento di comunicazione in cui un messaggio
e-mail, inviato ad un sistema, viene inoltrato
automaticamente ad una lista di destinatari interessati ad
un dato argomento. L’adesione è normalmente gratuita.
La partecipazione ad una mailing list deve sottostare a
determinate regole di condotta: il messaggio inviato deve
essere coerente con il tema trattato, non deve essere
contrario alla morale o al comune senso del pudore, non
deve contenere offese o ingiurie rivolte ai partecipanti,
non deve avere contenuto pubblicitario. Generalmente la
mailing list è moderata, quindi, ogni intervento prima di
essere diffuso deve essere approvato dal moderatore. Una
mailing list, dunque, è simile ad un newsgroup ma non si
svolge in tempo reale. Come nei newsgroup, anche nelle
mailing list è possibile diffondere messaggi che abbiano
lo scopo di stimolare l’interesse su una determinata
azienda, prodotto, servizio ecc. Il messaggio non deve
essere troppo esplicito e diretto per non incorrere nella
censura del moderatore e per non creare fastidio ai
partecipanti.
Chat
e Forum: entrambi consentono agli utenti di Internet di
svolgere discussioni scritte inviando messaggi e
rispondendo agli stessi. Le chat sono discussioni libere,
senza moderatore e senza un tema specifico che avvengono
in tempo reale, i forum sono sempre tematici e moderati, e
possono anche svolgersi non in tempo reale. Tali
strumenti, come i precedenti, possono essere usati per
fini pubblicitari con lo scopo di suscitare l’interesse
dei partecipanti e di sfruttare il “passaparola”
tipico di tali comunità virtuali.
Un
altro strumento per pubblicizzare di un sito è lo scambio
reciproco di link fra due o più siti, in forma gratuita. I
vantaggi di questo strumento, oltre ad essere di tipo
economico, risiedono nel fatto che un collegamento
testuale appare molto meno invasivo di un banner e che
esso si presenta come una scelta redazionale del sito
ospitante e
non come una presentazione commerciale. Oltre a ciò, il
numero di link al sito è un criterio di indicizzazione
dei motori per calcolare la posizione di uscita. Per
pianificare una campagna con questo strumento occorre
identificare quali siano i siti delle società che operano
nello stesso settore senza essere in diretta concorrenza
ed anche quali siano i siti che possano essere attinenti e
che abbiano lo stesso target di utenti. Anche se questa
procedura può apparire lunga e complessa, i risultati in
termini di accessi possono essere molto interessanti.
Un’alternativa
può essere quella di partecipare ad un web ring, cioè ad
un associazione di siti a contenuto omogeneo linkati tra
loro in maniera circolare, in modo che da ciascuno di essi
si può raggiungere il seguente e così via; la
partecipazione è normalmente gratuita e può assicurare
una buona visibilità al sito tra potenziali visitatori
appartenenti allo target specifico dell’azienda.
E-mail come strumento di marketing
La
posta elettronica fornisce un efficace e facile strumento di
comunicazione interattiva con i clienti. Diversamente dagli
altri strumenti di soddisfazione utilizzati in Internet, la
e-mail è uno strumento che da “voce” al cliente, che
permette di renderlo attore principale del processo in quanto
acquisisce informazioni (suggerimenti e reclami) dall’esterno
e fornisce le risposte.
L’azienda
deve formare i dipendenti per renderli pronti ad un rapporto
quotidiano con questo strumento che richiede la stessa
attenzione, cura e diligenza dei tradizionali metodi di risposta
quali il telefono e le lettere cartacee.
Molto
spesso i messaggi che arrivano ad un’impresa giacciono per
molto tempo senza risposta. Occorre, invece, considerare la
posta elettronica come un vero e proprio strumento di
comunicazione e di soddisfazione del cliente. La posta
elettronica è il primo fondamentale mezzo che la rete esprime
per realizzare quella interattività che la caratterizza.
L’impresa
dovrà valutare i messaggi in entrata in maniera qualitativa,
evidenziando, ad esempio, le richieste più comuni, le esigenze
dei propri clienti, i punti di forza e debolezza rispetto ai
concorrenti; in questo modo, essa potrà elaborare delle
strategie di risposta e comunicazione. Inoltre, è importante
che la richiesta del cliente sia inviata direttamente alla
persona più indicata a rispondere, per evitare inutili attese
per il consumatore/utente. Un miglior utilizzo della
messaggistica via e-mail può aiutare le aziende a scoprire
molte informazioni sulla propria clientela e, al tempo stesso, a
coinvolgerla in campagne di marketing mirate.
Realizzare
un sistema efficace di risposta, che soddisfi il cliente e che
contribuisca a diffondere un’immagine positiva dell’azienda
non è però facile, anche nelle grandi aziende, sia per
problemi di tempo, sia per
la frequente mancanza di personale in grado di rispondere
in maniera esaustiva ad una clientela molto variegata e
piuttosto esigente.
La
posta elettronica deve essere considerata da tutte le aziende,
grandi e piccole, come un vero e proprio strumento di marketing
che può rivelarsi fondamentale per progettare iniziative che
coinvolgono i rapporti dell’azienda stessa con il mondo
esterno.
La
messaggistica di posta elettronica ha un grande valore per le
aziende sia perché è una comunicazione diretta, puntuale e non
filtrata del cliente sia perché permette alle stesse di
comprendere meglio le esigenze della potenziale clientela e gli
aspetti più problematici del rapporto impresa/mondo esterno. In
questo modo sarà possibile elaborare delle strategie di
risposta o di comunicazione mirate e persino trovare dei
suggerimenti utili per modificare il proprio modo di comunicare.
Un attento esame della messaggistica in entrata permetterà
inoltre di identificare quelle che sono le domande più
frequenti e di elaborare delle risposte predefinite (le famose
FAQ frequently
asked questions, domande poste di frequente).
In
sostanza la messaggistica in entrata deve essere considerata
dall’azienda un bene prezioso e non un puro fastidio e ogni
azienda dovrà strutturarsi in modo da essere sempre pronta a
fornire risposte, quando possibile, entro poche ore. Una delle
necessità fondamentali di ogni azienda per poter effettuare una
promozione efficace, è il possesso delle informazioni relative
alla potenziale clientela. Si comprende allora come le
informazioni ottenute attraverso i contatti che avvengono via
e-mail serviranno a questo punto all’azienda per studiare
pianificazioni mirate che potrebbero anche avere effetti
sorprendenti..
Ugualmente
importante è raccogliere ed ordinare i dati sui clienti
acquisiti, prevedere ed organizzare le risposte, gli interventi
necessari per dare esito veloce alle istanze generate; tutto per
impostare una valido servizio al cliente, prima, durante e dopo
la vendita; questo è il customer relationship management, CRM.
In
una strategia di marketing di oggi il CRM è la parte più
delicata da organizzare ed importante da affermare.
Quando
un’azienda riceve un messaggio via e-mail entra in possesso di
molte informazioni utili in merito al proprio cliente. Avendo
ben organizzato queste informazioni, mettendole anche in
relazione con l’archivio interno ed il magazzino, con le
analisi di mercato e gli obiettivi di crescita sui target di
riferimento (con il sistema informativo aziendale)
saprà quindi come servirlo, rapidamente, ed anche quale
tipo di risposta inviargli.
Attraverso
la posta elettronica un’impresa può inviare messaggi
informativi mirati, può coinvolgere i propri clienti in
campagne promozionali a loro riservate. In pratica può fare
tutta l’attività di direct marketing che normalmente viaggia
attraverso il canale postale tradizionale. E’ evidente che i
vantaggi sono molti. In primo luogo la rapidità con cui il
messaggio può raggiungere il destinatario. Perché questo
strumento non ottenga un effetto boomerang è chiaro che
l’azienda dovrà rispettare alcune regole di base che tutelino
la privacy del proprio utente e che lo coinvolgano solo in
iniziative che per lui possano essere veramente interessanti.
La
posta deve continuare a essere uno strumento mirato ed efficace
ma discreto, non come spesso accade una nuova strada per inviare
qualsiasi tipo di comunicazione senza badare a chi sia il
destinatario. Questo è lo spamming, odioso e squalificante.
Se
le aziende sapranno valutare a fondo il potere della
messaggistica elettronica, la possibilità di potere studiare
campagne promozionali e iniziative mirate diventerà una nuova
arma per comunicare meglio e per creare rapporti one to one con
la propria clientela.
Un
sito web serve anche a far risparmiare tempo; al visitatore
che cerca informazioni sui prodotti o i servizi di
un’azienda; all’azienda stessa, che evita di spedire
brochure, inviare fax o comunque rispondere alle più
disparate interrogazioni telefoniche.
L’organizzazione
dei contenuti all’interno del sito non è un compito
semplice, questi gli aspetti salienti:
-
Determinare durante la fase di progettazione le
informazioni che interessano maggiormente e metterle nella
massima visibilità con un richiamo, un link,
nella prima pagina, la home page.
-
Le informazioni devono essere raggruppate in sezioni
omogenee, raggiungibili dalla home page con appositi link. Il
nome della sezione ha importanza fondamentale perché permette
al navigatore di farsi un’idea del contenuto della sezione
stessa, facilitandolo nella ricerca delle informazioni. Una
breve descrizione del contenuto della sezione è necessaria,
soprattutto in caso di suddivisione delle informazioni in
macro sezioni.
-
Inserire un motore di ricerca che permette agli utenti
di individuare le pagine d’interesse attraverso parole
chiave, soprattutto nel caso di siti di grandi dimensioni e ad
alto contenuto informativo.
-
Strutturare comunque una mappa del sito con
l’indicazione delle pagine che lo compongono; la mappa è
sintetizzata in una barra di navigazione, un indice dei punti
salienti del sito che compare stabilmente sulle diverse
pagine.
L’organizzazione
dei contenuti e delle informazioni in sezioni omogenee
rappresenta una fase molto importante, perché consente di
razionalizzare la navigazione e di snellire il contenuto della
home page, evitando l’inserimento di troppo testo, causa
solo di confusione ed incertezza. Importantissimo:
sintetizzare e schematizzare i contenuti del sito in generale
e le informazioni in particolare. Non avventurarsi a fare del
giornalismo o delle inchieste da dilettanti. Inutile
scontrarsi con la professionalità dei giganti
dell’informazione e dell’intrattenimento. Parlare di se,
della propria azienda, delle proprie esperienze, del mondo che
circonda direttamente la propria casa. Contenuti attinenti,
immediatamente riferibili all’esperienza che il consumatore
è concretamente interessato a vivere. Aprite i cassetti della
vostra impresa, c’è tutto il materiale che serve per
destare attenzione ed interesse da parte di chi vuole
diventare compratore proprio dei vostri prodotti. Il valore
non deve basarsi sulla svalutazione dell’offerta, ma sulla
sua qualificazione e sulla personalizzazione.
L’esperienza
pratica e l’analisi statistica hanno dimostrato che una
buona barra di navigazione trattiene il visitatore. Il
problema è che una home page con tutte queste caratteristiche
spesso si scontra con il desiderio di provocare un forte
impatto dell’azienda. E così il fondamentale contenuto
informativo della home page viene ancora oggi troppo spesso
sostituito da inutili e “pesantissime” pagine con immagini
e loghi di dimensioni eccessive. I migliori siti si propongono
degli obiettivi per fornire informazioni in modo interattivo e
coinvolgente, non solo al fine della vendita, ma anche e
soprattutto per creare un “cliente fedele”. La pagina
iniziale di un sito dà il benvenuto al cliente e costituisce
un indice o mappa per l’attività e i prodotti
dell’azienda.
Sebbene
gli obiettivi marketing di ogni singolo sito siano differenti,
evidenziamo gli elementi essenziali per rendere un sito il più
completo possibile.
-
Nome dell’azienda. Nella
pagina iniziale è necessario rendere chiara l’identità
dell’impresa;
-
Logo,
il disegno o il simbolo che contrassegna la ditta ed i suoi
prodotti;
-
Affermazione di posizionamento. Questa
spiega cosa fa l’impresa, identifica il mercato obiettivo
che serve e indica in che modo i clienti ne beneficeranno; una
seconda affermazione potrebbe spiegare come l’azienda
differisce dai suoi concorrenti;
-
Traguardi raggiunti dall’azienda.
Spesso è utile indicare l’icona di eventuali premi ottenuti
dall’impresa; eventuali marchi di qualità o loghi di
partner che danno credito;
-
Titoli di prodotti/servizi contenuti nel sito.
Questi titoli rimandano con link ad altre pagine dedicate a
descrizioni e immagini dei prodotti;
-
Informazioni su eventi speciali.
Spinge la gente a visitare il sito e ad esplorarne i
contenuti. Informazioni di contatto come indirizzo, telefono e
fax devono essere evidenziati ovunque possibile, certamente
nella pagina di ingresso;
-
Indice del sito.
Indica in modo schematico il contenuto del sito;
-
Vendite.
Quest’informazione deve essere inserita nella home page e
deve contenere i prodotti chiave della settimana o del mese,
insieme ad eventuali promozioni.
-
Novità.
È importante informare gli utenti dei cambiamenti
apportati sul sito nella Home page;
-
Cataloghi. Mostrano
al cliente l’intera gamma dei prodotti venduti sul sito, con
le relative descrizioni, prezzi e informazioni sulle modalità
di ordinazione e consegna;
-
E-mail.
Permette al pubblico di entrare a contatto con l’impresa
creando un rapporto;
-
Formulario di registrazione.
Serve a identificare il cliente; la registrazione del
visitatore sul libro degli ospiti in cambio di un servizio o
di un premio, è il primo passo per costruire una relazione
duratura. Il formulario deve richiedere poche informazioni
quali nome, indirizzo, e-mail, poiché il cliente è molto
attento alla propria privacy e potrebbe non voler rivelare la
propria identità. Rassicurare il visitatore sull’impegno a
garantirne la privacy.
-
Testimonial. Inserire
commenti dei clienti soddisfatti del prodotto può aiutare a
convincere i potenziali clienti a investire nell’azienda;
-
Annunci di lavoro. Descrivono
le eventuali posizioni vacanti dell’azienda ed evidenziano
lo stato di crescita;
-
Link ad altri siti.
Il riferimento ad altri siti correlati può risultare
utile agli utenti.
-
Giochi di intrattenimento. Un
sito ben costruito può includere diversivi come giochi che
intrattengano l’utente.
-
Data dell’ultimo aggiornamento. Gli
utenti chiedono spesso se qualcosa è cambiato dalla loro
ultima visita. Tuttavia, l’indicazione della data
dell’ultimo aggiornamento potrebbe risultare
controproducente qualora il sito non venisse aggiornato ad
intervalli regolari.
-
Motore di ricerca interno.
Aiuta l’utente a reperire informazioni in modo rapido.
-
Icone di altre aziende.
Alcuni siti contengono riferimenti a siti di altre aziende
con la possibilità, attraverso un link, di visitarli
direttamente. Questo servizio viene offerto a pagamento o
attraverso uno scambio di reciprocità. Quando l’icona è
rappresentata da un breve messaggio pubblicitario sotto forma
di striscia colorata, si ha il banner.
-
Indicazione dei diritti d’autore.
Aiuta l’azienda a proteggere i propri diritti d’autore.
-
Informazioni tecniche sull’ottimizzazione
del sito, video, browser, eventuali plug in da scaricare,
server sicuro, cookies, applet java dell’ultima generazione,
versione testuale e simili.
La
soluzione migliore è normalmente quella più semplice; la
versione perfetta è quella a cui non puoi togliere niente.
La
maggior causa di perdita di clienti per le vendite di
commercio elettronico è dovuta alla difficoltà con cui gli
utenti riescono ad accedere alle informazioni/ prodotti a loro
utili. I visitatori ritornano raramente in un sito quando una
prima visita ha prodotto un’esperienza negativa. E’
preferibile chiudere brutalmente i siti che risultano mal
disegnati e poco verificati nell’usabilità, per evitare che
risultino dannosi per la reputazione e per il brand aziendale.
In molti casi i costi di ristrutturazione e reengineering del
sito sarebbero così alti da consigliare comunque di ripartire
da zero nella realizzazione dello stesso.
Inserire
la denominazione aziendale ed il relativo logo in ogni pagina
e creare in corrispondenza di questi un link all’home page
del sito.
Creare
una piccola intestazione in ogni pagina che ne spieghi il
contenuto e che possa essere utilizzata per la rilevazione nei
motori di ricerca. Analogamente spiegare con un titolo i
contenuti delle pagine che sono collegate ad un link per
permettere ai visitatori di decidere se visitarle o meno prima
di entrarci.
Strutturare
le pagine per facilitarne la lettura da parte degli utenti
raggruppando e demarcando chiaramente le informazioni
contenute.
Le
pagine devono essere, oltre che leggere e pulite, sintetiche e
compatte, evitando lo scrolling (la necessità di utilizzare
il mouse per lo scorrimento della pagina); nel caso la
presentazione di prodotti o contenuti sia molto voluminosa
conviene suddividerla utilizzando i collegamenti ipertestuali.
Le
fotografie dei prodotti devono essere presentate
singolarmente, massimo due per pagina. Ovvero più
“francobolli” che offrono la possibilità di zoom, per
ingrandire i particolari.
Tenere
leggera la dimensione (ovvero il peso max 10K) delle immagini,
cercando di mantenere una loro buona qualità.
Tutte
le pagine fondamentali del sito dovrebbero essere rese
accessibili a utenti con handicap di vario tipo, anche visivi.
L’ausilio di testi vocali o brani musicali di sottofondo,
per stimolare l’attenzione, se ben misurato, è un ottimo
accorgimento.
Fornire
anche le versioni solo testuali.
Monitorare
la concorrenza per non rimanere spiazzati e per difendere le
diversità. Essere troppo originali non è richiesto, il
visitatore che vuole stupirsi non è un buon cliente
normalmente, ma un curioso; gli utenti passano il loro tempo a
visitare gli altri siti, e proprio attraverso queste visite si
creano la loro esperienza diretta di come funzioni il web.
Segnaliamo
una raffinatezza che ha dato risultati straordinari: un
percorso speciale riservato ai bambini per scoprire
l’azienda a modo loro. La cultura del cliente prima comincia
meglio è.
1.
Non sapere quale deve essere la funzione del sito.
Spesso si realizza un
sito semplicemente perché “bisogna stare su Internet”
senza definirne la specifica funzione. Realizzare un sito
istituzionale, che abbia la funzione di vetrina, significa
utilizzare una minima parte delle potenzialità del web;
comunque, è evidente, un sito ben fatto giova
all’azienda, un sito mal fatto nuoce all’azienda.
2.
Realizzare un sito autogratificante
In alcuni siti si assiste
a fenomeni di autoesaltazione e autogratificazione
dell’azienda. Questo accade quando la maggior parte del
contenuto riguarda la storia aziendale, la composizione del
team con riferimento ad ogni suo membro. Parlare della
filosofia dell’azienda e delle sue tradizioni è
importante, ma non deve essere l’argomento principale da
trattare. Occorre sempre mettersi nei panni dell’utente,
rendendosi conto che la storia aziendale non è al centro
dei suoi interessi. E’ controproducente realizzare un sito
per compiacere i dirigenti: non sono loro il target di
riferimento.
3.
Realizzare un sito che rispecchia l’organigramma
aziendale.
Gli utenti sono raramente
interessati a conoscere come è strutturata l’azienda. Per
questo motivo, è una scelta sbagliata inserire nell’home
page un link per ogni dipendente che ricopre delle cariche
di rilievo. In questo modo la gestione del sito è molto più
semplice, in quanto è divisa tra i vari reparti
(rispecchiando il sistema classico di gestione degli
affari), ma il risultato è dispersivo e fuorviante per il
visitatore. Adottare le nuove tecnologie significa anche
stravolgere i canoni tradizionali: non si può organizzare
un sito web come si fa con tutte le altre pratiche
aziendali, un sito è qualcosa di innovativo e come tale va
considerato.
4.
Affidare il sito a più agenzie.
La creazione del sito può
risultare complessa e si può protrarre nel tempo; un unico
settore interno o una unica organizzazione esterna deve
curare la realizzazione prima e la gestione dopo. Il
risultato deve essere omogeneo. La coerenza è uno dei
requisiti da soddisfare sempre. Il visitatore deve sentirsi
a suo agio e fruire di un elaborato con lo stesso stile,
nell’estetica e nella lettura.
5.
Non curare l’aggiornamento del sito
Il costo annuale per la
revisione e l’aggiornamento di un sito può anche
raggiungere e superare quello sostenuto per la sua
realizzazione. Questo costo deve essere tenuto in conto al
momento della definizione del budget, perché il sito deve
essere aggiornato con regolarità. Il mondo del web è
infatti in continua evoluzione e, se il proprio progetto non
viene curato in relazione alle novità, si rischia di
renderlo obsoleto nel giro di poco tempo. Possono capitare
anche rotture di link, cioè collegamenti ipertestuali non
più attivi. Inoltre ci sono le novità all’interno
dell’azienda, che devono essere sempre divulgate per
rendere partecipi i clienti. E’ importante che nel sito ci
siano sempre contenuti nuovi, perché questo attira i
visitatori e soddisfa la curiosità.
6.
Trattare il Web come un medium secondario.
Un errore comune nella
realizzazione dei siti, specialmente da parte dei non
esperti, è quello di trattare gli argomenti nelle pagine
web, come si fa con gli altri media. Il Web è diverso dalla
televisione e dalla stampa, ha bisogno di una considerazione
differente e i suoi contenuti devono essere creati ad hoc.
Ogni medium deve essere sfruttato per le sue peculiari
caratteristiche.
7.
Promozione carente.
L’indirizzo di un sito
deve essere apposto ovunque, negli imballaggi e nella carta
intestata, sui messaggi pubblicitari, nei giornali, nelle
affissioni, nei depliant. Citare il proprio indirizzo, l’URL,
www.nomeazienda.it, serve
per farsi conoscere. La promozione, insieme alla
progettazione, è la parte normalmente più trascurata
dall’azienda nella realizzazione di un sito.
8.
Le ricerche di mercato.
Una buona analisi
preliminare evita errori e sprechi, favorendo una puntuale
progettazione ed una calibrata promozione. Per iniziative
particolarmente importanti le ricerche di mercato vengono
fatte su dei focus group di consumatori ai quali vengono
fatte domande sulle loro esigenze rispetto al sito, su quali
sono le parti del sito che preferiscono e quelle che non
apprezzano. Spesso si chiede anche di fare dei confronti con
i siti concorrenti. I dati che derivano da queste ricerche
sono molto utili per misurare l’efficacia del proprio
lavoro e individuare le modifiche da fare.
9.
Test di fruizione.
L’aspetto che non viene
soddisfatto più comunemente riguarda il modo in cui bisogna
operare. La risposta a questa domanda si ottiene attraverso
i test di usabilità, cioè nell’osservazione pratica
attraverso l’analisi dei percorsi attuati da visitatori;
si rilevano il modo di navigazione, le difficoltà che si
incontrano, le pagine preferite, quelle di fuga, quelle
saltate; in questo modo si può testare la vera validità
del sito e agire di conseguenza.
L’umanesimo
prima della tecnica, il fine prima del mezzo, la pratica
prima della teoria, la semplicità prima degli effetti
speciali, piccoli passi per grandi risultati. Pazienza,
gradualità, tenacia, flessibilità.
Le
innovazioni tecnologiche, prima fra tutte Internet, hanno
inaugurato una differente modalità di comunicare con i
clienti, fornendo altre potenzialità alle aziende in
termini di identificazione e conoscenza delle aspettative e
dei bisogni dei clienti, perché le rilevazioni possono
essere fatte in tempo reale ed in maniera interattiva;
possono poi essere modificate ed aggiornate continuamente.
Internet permette alla singola impresa, anche di piccole e
medie dimensioni, di creare un dialogo diretto e continuo
con ognuno dei propri clienti, scavalcando le variabili
tempo e spazio. Internet può essere considerato, quindi, un
nuovo strumento per misurare e gestire la soddisfazione del
cliente, al fianco degli strumenti e delle metodologie
tradizionali.
Il
valore di un sito si misura con la sua capacità di creare
dialogo con i clienti. La
presenza di un’impresa su Internet, oltre che con un sito,
si può manifestare in altri modi, ognuno dei quali risponde
ad esigenze diverse per il rapporto con i clienti:
-
sponsorizzazione in altri siti;
-
invio organizzato di E-mail ai clienti;
-
interventi nei newsgroup;
-
creazione di una mailing list;
-
creazione di un forum o di una chat.
La
realizzazione di un sito può apportare numerosi benefici,
sia ai clienti che all’impresa, a costi ridotti:
-
ai clienti, fornendo loro tutte le informazioni
richieste; in qualsiasi momento della giornata; con tutti i
dettagli desiderati; sempre aggiornati;
-
all’impresa, dando la possibilità di conoscere le
aspettative ed i bisogni dei propri clienti;
individuando le aree di soddisfazione/insoddisfazione
e, quindi, i propri punti di forza e debolezza;
raccogliendo suggerimenti per un processo di
miglioramento continuo.
Per
aumentare il valore percepito di un sito occorre:
-
impegnarsi nei contenuti informativi che corredano il
prodotto/servizio;
-
studiare il progetto redazionale per rendere accogliente
l’accesso, facile la comprensione delle procedure ed
amichevole il loro utilizzo;
-
stimolare la partecipazione sfruttando la valenza
interattiva e multimediale del mezzo; non dimenticare che
l’immediatezza della risposta dà eccellenti risultati;
-
utilizzare la tecnologia che serve, senza farsi
sopraffare da effetti inutili. Il cliente/consumatore deve
sentirsi a suo agio, come a casa propria; evitare di
metterlo in difficoltà oppure di insinuargli la sfiducia
verso diavolerie tecnologiche che sembrano trabocchetti;
-
adottare una grafica leggera, semplice ed essenziale;
esibizioni inutili, anche solo superflue, sono deleterie
perché rallentano la navigazione ed infastidiscono anche i
meno esperti. La tecnologia conta, ma la capacità di creare
valore impiegando la tecnologia conta di più. Quindi niente
tecnologia fine a se stessa;
-
proporre interventi personalizzati e richiedere
pareri, dare importanza al visitatore.
-
investire sul cliente/consumatore, per conquistarlo,
offrendo qualcosa che vale per lui prima di chiedere un
acquisto. Se è vero che è difficile convincere il
cliente/consumatore a fare acquisti per la prima volta è
anche verissimo che un cliente/consumatore al primo
acquisto, se soddisfatto, ripete l’acquisto e porta altri
clienti;
-
scegliere il cliente/consumatore adatto alla
propria azienda per poterlo soddisfare con il minimo tempo;
i clienti/consumatori non sono tutti uguali; non tutti
possono capire l’azienda ed i suoi prodotti/servizi; non
si può accontentare chiunque, un cliente che non può
essere soddisfatto per sua natura, toglie risorse ad altri
che possono esserlo. Bisogna avere il coraggio e la forza di
non rincorrere tutti nella stessa maniera e di lasciare
andare quelli non soddisfabili;
-
preparare il sito per il mercato cui ci si rivolge,
nella lingua e secondo le regole locali, riferimenti storici
e culturali utili al recepimento ed alla migliore
comprensione dell’offerta, spiegando dettagliatamente
tutto il percorso della vendita, della spedizione, della
consegna, compresi dazi, dogane, spedizioni, i.v.a. e
valute;
-
rassicurare in tutti i modi possibili, con
l’esposizione di marchi cui si è collegati, server
sicuro, esperienze significative da raccontare, presentare
l’azienda ed i suoi protagonisti, mettendo anche le loro
foto, utilizzare tutto ciò che rafforza l’immagine e
genera un senso di fiducia.
QUANTO COSTA REALIZZARE IL SITO
Chiedereste
mai a qualcuno quanto costa un’automobile, un corredo,
un trenino elettrico? Dipende da molte variabili.
Quanto
costa fare una negozio? Può costare poco, ed abbiamo un
chiosco, può costare tanto ed abbiamo una supermercato...
dipende, come per una casa, dalla ubicazione (la qualità
e la velocità del server hosting), dai pregi
architettonici, dalla dimensione e dai materiali impiegati
(la struttura e la grafica del sito), dal target a cui
vogliamo proporlo (contenuti e le strategie di marketing),
dal personale di servizio (i servizi di multimedialità,
interazione e personalizzazione), dalle merci stipate (dal
catalogo proposto), dalla promozione per avviarlo (idem,
dalla promozione per avviarlo) e così via.
Può
costare un milione o un miliardo. Chi più spende meno
spende, basta avere le idee chiare per spendere bene il
giusto, in proporzione alle strategie aziendali. Primo
passo fondamentale è chiarirsi le idee sugli obiettivi e
sull’investimento necessario, ricordando che un sito è
una parte dell’azienda e come tale va preso in
considerazione, con la serietà e l’impegno che merita
una iniziativa nuova che può portare risultati di grande
rilievo.
Gli
investimenti inadeguati rispetto agli obiettivi sono la
principale causa di insuccesso.
Meglio
di tutto è programmare investimenti graduali, da erogarsi
con continuità per un periodo non breve, non inferiore ai
ventiquattro mesi. L’investimento si divide:
programmazione e progettazione, realizzazione, gestione e
promozione.
Le
carenze nella progettazione sono la prima causa di
insoddisfazione: un sito difficile da navigare, in cui le
informazioni vengono distribuite in disordine, dietro
percorsi lunghi e tortuosi, provoca sempre un senso di
impotenza e di disagio che porta l’utente a scappare.
Non
è importante sapere quanto costa un sito se non ci si
chiede quanto costa dotarsi della mentalità e preparare
le risorse umane da destinare alla sua gestione. Il punto
è tutto qui.
Proviamo
a porci un’altra domanda: quanto costa non avere un sito
su internet?
Tutti
gli scambi di beni e servizi che avvengono via Internet
possono definirsi commercio elettronico. Distinguiamo
necessariamente tre tipi ci commercio elettronico, per
motivi di marketing.
Business
to Business, B2B, svolto tra aziende, vendite tra
operatiri; Business to Consumer, B2C, svolto tra aziende
e consumatori, vendite al dettaglio; Consumer to
Consumer, C2C, svolto tra consumatori, scambi diretti o
tramite aste e simili.
La
parte che sembra più importante è il B2C; invece tanto
i numeri (solo il 20% del fatturato è B2C) quanto le
previsioni (quasi il 90% del fatturato sarà B2B), sono
a favore del B2B.
Le
problematiche operative sono praticamente le stesse:
essere chiari, convincenti, affidabili, avere un
prodotto valido ed un sistema efficiente, curare il
cliente, seguirlo e precederlo. Marketing a tutto campo.
E’ ovvio che il linguaggio e gli schemi sono
conformati al diverso target. E’ ovvio che il B2B
presuppone una organizzazione tecnica ben impostata,
meglio impostata del B2C, che, potendo esistere anche
per numeri contenuti, può anche partire in forma più
semplificata.
Il
B2B presenta tre modelli:
mercato
spontaneo ed occasionale gestito via extranet (un
Internet ad accesso limitato per
livelli di autorizzazione) da operatori
professionali che aprono il sistema informativo
aziendale, attraverso il sito web, alla consultazione di
altri operatori conosciuti; (l’obiettivo è tagliare i
costi di vendita)
quando
l’extranet si struttura da entrambi le parti per
mettere in comunicazione i propri sistemi informativi e
quindi rendere più stabile il rapporto per le
transazioni che vengono in buona parte automatizzate per
risparmiare tempo e costi nei processi produttivi ed
amministrativi, abbiamo l’e-procurement;
(l’obiettivo è tagliare i costi di acquisto); è la
nuova versione dell’EDI.
con
il progresso degli scambi “Internet based” le catene
di fornitura devono essere allargate a più fornitori
per scegliere al meglio e per disporre di assortimenti
più vasti e profondi; cominciano a nascere i “digital
market” o “marketplace”, piattaforme organizzate
per ospitare, come in un centro commerciale
all’ingrosso, il contatto tra domanda ed offerta
professionale. (l’obiettivo è adottare concretamente
i parametri della New Economy).
In
questo terzo modello non esiste una o più azienda
trainante come nei primi due. Sono centri specializzati
per categorie merceologiche, organizzati e gestiti
normalmente da aziende non interessate direttamente al
settore merceologico trattato.
Oggi
il fatturato B2B è intorno ai diecimila miliardi, con
una forte porzione occupata dai primi due modelli. Il
futuro è per il terzo modello, soprattutto nel nostro
sistema di piccole e medie imprese, evolvendo ( e
mutuando) l’esperienza dei distretti industriali.
Si
crea una infrastruttura a cui le aziende migliori e
capaci partecipano per rendere facili ed veloci gli
scambi di informazioni;
per proporre ad altre aziende di collaborare alla
produzione, all’ottimizzazione dei magazzini, alla
personalizzazione delle forniture. Si crea una comunità
collaborativa, dove processo e prodotto sono gli
argomenti quotidiani ed il mercato l’obiettivo comune,
per aspirare a nuove opportunità di business, per la
difesa delle conquiste acquisite.
I
marketplace sono quindi comunità aperte dove le imprese
si incontrano e si accreditano reciprocamente accettando
regole e procedure per diventare fornitori l’una
dell’altra.
Come
per i portali i marketplace sono orizzontali, quando
trattano genericamente più categorie merceologiche,
ovvero verticali, quando trattano una sola categoria
merceologica. Questi ultimi sono già in fase di
affermazione, perché c’è stata qualche grande
azienda o qualche associazione di categoria che ha
spinto per la sua realizzazione (una casa
automobilistica per i suoi subfornitori; un cartello,
come quello dell’acciaio, per i suoi aderenti). Per i
marketplace orizzontali l’affermazione è più lunga,
per l’assenza del un driver (della una locomotiva di
riferimento), ma hanno un futuro ugualmente interessante
perché risolvono molti problemi, soprattutto per le
forniture non sostanziali nella gestione aziendali, cioè
quelle accessorie.
Un
marketplace garantisce la trasparenza e la serietà dei
committenti che vi accedono perché le eventuali carenze
o gli eventuali sgarbi, rispetto alla politica
comunemente accettata, verrebbero facilmente
evidenziate. Insomma la diffusione di Internet mette
tutto in confronto, tutto all’asta, con trasparenza
obbligata, come si fa nella Borsa mobiliare; il
marketplace, diversamente dalla Borsa mobiliare, darà
certamente maggiore forza ai compratori piuttosto che ai
venditori, senza facili possibilità di alterare le cose
con intermediazioni faziose.
Per
ora i marketplace sono entità minori e soprattutto
locali. Ci vuole tempo affinché l’impresa,
soprattutto piccola, possa assimilare e somatizzare
tutte queste novità che stanno venendo fuori. Anzi,
occorre fare molta attenzione a non accelerare i tempi.
Occorre però fare attenzione a non rimanere immobili ed
indifferenti. Quindi prudenza, tenacia, pazienza,
lungimiranza; ma niente passi violenti che possano
stravolgere quel “modus operandi” che funziona
ancora bene. Un altro aspetto da tenere d’occhio è la
valenza locale dei vari mercati, cioè l’aspetto degli
usi e dei costumi; modi di dire e di fare, modi di agire
e di reagire; insomma procedure e tempi che sono
radicati da secoli e che nessuna New Economy può
sradicare in un soffio di bit. Basta osservare come in
ogni paese i casi di successo e di insuccesso, le
performance migliori, che hanno dato profitti, o i flop
peggiori,che anno causato perdite, non sono omogenei e
simili. Non ci sono certezze o luoghi comuni. Non ci
sono regole nei modelli di attuazione.
Su
di una sola realtà possiamo fare affidamento: i
profitti sono ancora a vantaggio di quelle aziende che
forniscono beni e servizi ad altre aziende che pensano
di conseguire profitti su Internet e che, nella
stragrande maggioranza dei casi, non ci sono riuscite e
non ci riusciranno nel breve periodo.
Guardate in giro, con attenzione: chi ha conquistato una posizione di rilievo nel firmamento Internet
IL MOTORE DELL’E-COMMERCE: LA LOGISTICA
La
gestione logistica rappresenta una problematica di
rilevanza strategica nel commercio elettronico,
esattamente come nel commercio tradizionale. Ma a
differenza di quest’ultimo nel commercio elettronico
rappresenta il vero tasto dolente, anche più
dell’acquisizione di clienti. Nel commercio
elettronico, infatti, la situazione è più
complicata, in quanto emergono aspetti distributivi ed
organizzativi che nel commercio tradizionale possono
essere affrontati e risolti con infrastrutture già
sperimentate e consolidate.
La
problematica è diversa, si può dire opposta. Si
tratta di polverizzare il magazzino in tante consegne
differenziate, mentre la logistica ha imparato, al
contrario, a concentrare le scorte e movimentarle al
minimo.
L’imprenditore
che vuole affiancare il canale del commercio in rete
al canale tradizionale si trova a dover fronteggiare
problematiche doganali e fiscali, di imballo,
spedizione e consegna dato che il suo bacino di
clienti possibili diventa globale.
Basta
pensare agli orari di consegna, che sono diversi per
ogni destinatario, non necessariamente durante
l’orario di lavoro, anzi, talvolta proprio
all’opposto.
Possiamo
identificare tre aree del commercio elettronico:
quella dei beni digitali, quella dei beni non-digitali
che si affiancano ad una struttura commerciale
tradizionale esistente e quella dei beni non-digitali
che vengono commercializzati unicamente con l’e-commerce
da società nate con la rete
e denominate Dot.com. Il problema riguarda,
ovviamente, l’organizzazione di un dispositivo
logistico per tutti i beni venduti in rete definiti
“non-digitali”. Per quanto riguarda i beni
digitali, infatti, il processo commerciale avviene
tutto nella rete, consegna compresa. Basti pensare
alla vendita di servizi semplici quali software, foto,
clip audio/video, brani musicali, libri o documenti in
genere, ma anche di servizi più complessi come quelli
di traduzione, di consulenza, di preventivo o di
prenotazione. Insomma tutto quanto può essere
codificato in una sequenza di bit e quindi trasmesso
via Internet per poi essere scaricato
dall’acquirente in qualunque punto della terra egli
si trovi. Anche questo è commercio elettronico, ma in
questo caso i costi logistici sono nulli.
I
beni materiali presentano invece difficoltà e
costi da sostenere per buona parte simili a quelli del
commercio tradizionale, ai quali però vanno aggiunti
quelli della consegna fino alla porta
dell’acquirente.
Sono
proprio le piccole ma sostanziali differenze con il
sistema distributivo tradizionale che obbligano ad una
distinzione tra le imprese dot.com e quelle di
e-commerce complementari ad una attività commerciale
tradizionale. Il consumatore, però, non percepisce
questa differenza: tanto la presenza in rete, quanto
le procedure d’acquisto saranno le stesse. Notevoli
saranno, invece, le differenze per quanto riguarda il
“back office”, ovvero l’organizzazione della
distribuzione del prodotto acquistato.
Vengono
così denominate le imprese di commercio elettronico
nate con la Rete, cioè imprese che non hanno alcuna
struttura nel commercio tradizionale. Con lo
sviluppo di Internet si è moltiplicato il numero di
questo tipo di imprese che, in alcuni casi,
acquistano i prodotti per poi rivenderli, in altri,
offrono servizi alle aziende tradizionali facendosi
carico di organizzare la vendita e la consegna dei
prodotti (i cosiddetti e-mall). Proprio per la loro
assenza dal “mondo reale”, l’organizzazione
logistica presenterà delle difficoltà in più,
soprattutto per l’oggettiva assenza di una rete già
esistente. Dovrà essere creato tutto dal nulla.
La
prima soluzione possibile, e soprattutto più
semplice, è quella di affidarsi ad un corriere
espresso aereo tra quelli internazionali esistenti
tipo DHL, UPS ecc.. Questo tipo di soluzione prevede
che, subito dopo l’ordine effettuato dal
consumatore all’interno del sito, il prodotto
scelto venga recuperato dal corriere e imbarcato per
via aerea verso la destinazione (in qualunque punto
del mondo servito dal corriere internazionale) fino
al domicilio che l’utente stesso ha indicato nel
suo ordine. Il cliente potrà scegliere di pagare
online o alla consegna direttamente al corriere, che
incasserà i soldi rimettendoli alla società
proprietaria del sito nel quale è stato venduto il
prodotto. Tale soluzione può apparire la più
semplice e vantaggiosa ma in effetti ha anche dei
punti deboli che è necessario valutare. Il
vantaggio principale è la rapidità di consegna che
in modalità aerea può essere dalle poche ore alle
24/48 ore, a seconda della distanza tra il paese in
cui la merce si trova e quello in cui è stata
acquistata (inciderà anche la affidabilità del
corriere).
Proprio
la velocità di consegna rappresenta un altro
vantaggio fondamentale, poiché con tempi ristretti
è possibile consegnare anche merce deperibile e
prodotti freschi. Altro
punto di forza di questa soluzione è quello di
“muovere” soltanto la merce che viene realmente
acquistata, con il fondamentale vantaggio di poter
disporre di un prodotto personalizzabile e non avere
resi o giacenze di merce in magazzino. Ciò vale
soprattutto per chi vende prodotti precedentemente
acquistati da terzi (si acquisterà solo quello che
è già stato venduto). Il punto debole principale
di questo sistema è che al consumatore non potrà
essere data la possibilità di conoscere il prezzo
finale che andrà a pagare. Infatti, egli conoscerà
soltanto il costo della spedizione, ma non quello
relativo alle tariffe doganali e alle tasse del suo
paese. Tale costo, inoltre, verrà conosciuto e
quindi pagato dal consumatore solo al momento della
consegna del prodotto con un “effetto sorpresa”
che potrebbe anche rivelarsi poco piacevole. Per
ovviare a questo problema si stanno cercando a
livello internazionale soluzioni in modo che si
possa facilitare tale calcolo, e considerando che ci
sono paesi in cui le tariffe doganali variano per
alcuni prodotti anche più volte nello stesso anno
(ad esempio gli Stati Uniti), l’impresa è
tutt’altro che facile. Anche per questo motivo è
consigliabile identificare inizialmente un primo
territorio o un paese in cui si vuole vendere e in
seguito allargarsi ad altri.
Inoltre,
utilizzando questo sistema, i resi comporteranno una
spedizione doppia.
Punti
di forza del Corriere Espresso via aerea: prodotti
freschi e personalizzabili, meno partner (assenza di
gestore magazzino e dogana), spedizione solo del
venduto e più veloce.
Punti
deboli: prezzi alti, assenza di sdoganamento che va
a carico del consumatore, tariffe doganali a
sorpresa, i resi comportano una spedizione doppia.
La
seconda soluzione possibile per questo tipo di
imprese è la individuazione di piattaforme
logistiche nel territorio in cui si intende
vendere. La piattaforma si rende necessaria per chi
non ha nessuna struttura di distribuzione
tradizionale e la sua costituzione ha l’obiettivo
principale di permettere la consegna della merce nel
più breve tempo possibile, come quella del corriere
aereo, ma con il vantaggio di avere un punto di
riferimento sul territorio. La rapidità di consegna
rappresenta in Internet un vantaggio competitivo,
non ricevere il prodotto in tempo rappresenta uno
dei motivi principali di insoddisfazione degli
utenti di e-commerce. Con questa struttura, dunque,
si intende immagazzinare la merce nel paese in cui
si intende vendere. Questo agevolerà di molto la
consegna che sarà economicamente più vantaggiosa.
In questo modo, infatti, il volume delle spedizioni
sarà maggiore e l’incidenza su ogni singolo
prodotto più bassa; quindi prezzi più competitivi
per il consumatore. Anche la gestione dei resi e
delle mancate consegne sarà facilitata, visto che i
prodotti potranno esser recuperati in modo più
semplice e a minor costo.
La
piattaforma ha la funzione principale di stoccare i
prodotti e essere rifornita periodicamente, unico
neo è il fatto che i prodotti stoccati devono
essere necessariamente non deperibili e
“standardizzati”. Per i prodotti
personalizzabili è auspicabile trovare una
soluzione di tipo “modulare”, cioè con diverse
componenti da assemblare sul posto secondo le
necessità del cliente; ma questo sottintende un
struttura in grado di assemblare anche minimamente
un prodotto con una lievitazione dei costi. La
presenza di prodotti in un certo senso
standardizzati, rappresenta, però, un vantaggio per
quanto riguarda il computo dei costi doganali che,
in questo modo, saranno facilmente e rapidamente
individuabili, con la possibilità di poter
comunicare al consumatore il prezzo finale che dovrà
pagare già al momento dell’ordine online.
Il
lato negativo di questa procedura, è rappresentato
dal fatto che lo stock dovrà essere organizzato con
largo anticipo e ciò non permetterà di intervenire
su un mutamento dei gusti del consumatore, né su un
semplice aumento di richieste di un dato prodotto.
Se consideriamo, ad esempio, l’ipotesi di una
piattaforma in qualunque paese al di là
dell’oceano, saremo costretti ad utilizzare le
spedizioni via mare per ammortizzare i costi. Visto
che una nave impiega in media 20 giorni per
attraversare l’oceano e a questi aggiungiamo i
tempi di sdoganamento e immagazzinamento dei beni,
ci troveremo con il dover prevedere gli ordini con
almeno due mesi di anticipo.
Per
quanto riguarda i costi da sostenere, la piattaforma
sarà conveniente solo se il numero di consegne
giornaliere sarà consistente e costante nel tempo.
I costi, infatti,
dovranno contemplare quelli relativi al
confezionamento e all’imballaggio delle merci
(soluzioni che saranno articolate in funzione di
peso, valore, dimensione, fragilità e grado di
deterioramento delle merci) alla gestione delle
scorte, dei fine serie, dei resi e di riciclaggio
dei materiali ed infine alla gestione delle
spedizioni internazionali. Un’altra voce che
incide notevolmente sul budget di spesa della
gestione logistica è rappresentata dai costi di
wharehousing, ossia di magazzino e della sua
gestione; non vanno, infine, trascurate le spese
relative al personale adibito alla gestione delle
merci e ai costi assicurativi, soprattutto per
quanto riguarda quelle merci dall’elevato valore
intrinseco, veloce deperibilità e fragilità.
Proprio
per le numerose difficoltà incontrate nella
gestione di questa soluzione, molte aziende che
scelgono la piattaforma logistica preferiscono
affidarla in outsorcing a società specializzate che
possano seguire meglio l’intero processo. Processo
che però, anche se affidato a terzi, non sarà
indolore per l’impresa, considerando gli alti
costi della gestione di tale soluzione che spesso si
risolve in una partnership tra le due società:
quella dot.com e quella di gestione logistica.
Punti
di forza della piattaforma logistica: bassi costi di
spedizione grazie allo stoccaggio, gestione
facilitata dei resi e più veloce degli ordini,
tasse doganali individuate e non a carico del
compratore.
Punti
deboli: organizzare lo stock con largo anticipo,
gestione, spazio, prodotti standardizzati e non
freschi, identificare un partner che si occupi di
sdoganamento merci e gestione magazzino.
Imprese
che affiancano il commercio elettronico a strutture
commerciali esistenti
Per
quanto riguarda le imprese che sono già presenti
nel commercio tradizionale e vogliono ampliare il
proprio business entrando nel commercio elettronico,
le soluzioni che si presentano sono tre. Alle due
soluzioni possibili per le dotcom, se ne aggiunge
una terza che è quella di sfruttare la rete
commerciale distributiva esistente ed eventualmente
ampliarla o modellarla per il settore e-commerce.
Sarà
fondamentale non considerare il commercio
elettronico come un canale nuovo che andrà ad
affiancarsi a quello già esistente. La gestione di
questo canale dovrà essere interdipendente con
quella dei canali esistenti. Sarà necessario
adottare una strategia comune che contempli la
scelta delle tipologie di prodotto da indirizzare
nei diversi canali; sarà comune anche la gestione
degli ordini e delle scorte, in quanto le richieste
confluiranno ad un’unica struttura logistica che
dovrà far fronte sia alla domanda del canale
tradizionale sia a quella proveniente dal canale
dell’e-commerce. La presenza di un canale
commerciale già sviluppato sarà di valido sostegno
al commercio che sarà fatto attraverso Internet. La
rete di vendita esistente sarà, infatti, a supporto
alla distribuzione dei prodotti venduti dal sito.
Non è un caso che molte imprese di tipo dot.com
cerchino partner impegnati in commercio
tradizionale: le prime offriranno il proprio
know-how dei servizi da offrire in rete le seconde
la presenza fisica nel mercato.
Una
rete commerciale esistente potrà risultare
fondamentale nella gestione dei resi che in questo
modo non comporteranno una doppia spesa di
spedizione, né saranno dispersi nelle piattaforme
logistiche aspettando che qualcun altro li ricompri,
bensì rientreranno immediatamente nel mercato. Se
si è in possesso di una rete di distribuzione
capillare e di una rete di punti vendita
sufficientemente estesa sul territorio di
riferimento, si può pensare di individuare in essi
dei punti
di raccolta, presso i quali il cliente stesso si
recherà per ritirare la merce acquistata in Rete.
Il consumatore sceglierà il punto vendita più
vicino per ritirare il prodotto che ha appena
acquistato, la Benetton sta pensando ad una
soluzione di questo tipo. In questo modo i costi di
logistica vengono abbattuti insieme a quelli di
gestione del personale che, dovrà intervenire solo
per consegnare il prodotto e eventualmente
riscuotere il pagamento. I costi relativi alla
gestione dell’ordine, invece, saranno tanto più
elevati quanto più questi saranno numerosi e,
soprattutto, in base alla velocità con cui si
intende evaderli.
Soluzioni
nuove e simili a quest’ultima relativa allo
sfruttamento dei punti vendita esistenti, sono
tuttora ricercate negli Stati Uniti dove il mercato
dell’e-commerce può essere definito maturo. Tali
soluzioni sono state messe a punto soprattutto per
la gestione logistica dei prodotti freschi, in
alternativa alla soluzione che prevede un corriere
espresso specializzato. Come si può ben immaginare
per questo tipo prodotti il discorso si complica
leggermente proprio perché facilmente deperibili.
Visto che necessitano della catena del freddo, i
prodotti freschi costituiscono, oggi, soltanto una
piccola parte dei prodotti in vendita nella rete, ma
nuove soluzioni si affacciano all’orizzonte e sono
già attivi gli e-shop dedicati esclusivamente a
questo tipo di prodotti.
Gli
americani di Peapod.com hanno messo a punto un
modello fortemente decentralizzato: 28 centri sparsi
negli Usa che servono altrettante aree. Il cliente
fa i suoi acquisti online e un sistema informativo
seleziona la migliore offerta di diversi negozi,
generando una lista della spesa che viene affidata
ad un operatore che fisicamente fa il giro dei
negozi e porta gli acquisti a casa. La Wal-Mart,
il primo gruppo mondiale della vendita al
dettaglio, invece, ha un sistema opposto: l’ordine
viene fatto via Internet dall’acquirente, che
passerà a ritirare la spesa nel supermercato più
vicino a casa diffusione capillare sul territorio.
Questo diventa possibile soprattutto perché questa
catena gode negli Stati Uniti di una rete
capillare. Tutto ciò insegna che non è
necessario “arrivare primi”. Ciò che importa é
avere le strutture o le partnership giuste: è ormai
un dato di fatto che le grandi catene del commercio
tradizionale, anche se partite in ritardo nelle
vendite online, hanno i numeri e soprattutto le
strutture adeguate per entrare in questo mercato
dalla porta principale.
Le quattro fasi della logistica
2.
dogana
3.
magazzino
4.
ultimo miglio
Possiamo
individuare in questi quattro momenti i punti
principali della gestione logistica.
Per ognuno, possiamo individuare i partner
con i quali è necessario stringere accordi. Tali
accordi saranno fondamentali per snellire
l’attività di e-business e soprattutto
accorciare i tempi di ingresso sul mercato proprio
perché andremo a sfruttare in ogni fase le
capacità dei singoli operatori del settore
coinvolto.
Per
quanto riguarda la prima fase dovremo decidere il
mezzo cui affidare la nostra merce nel trasporto
più lungo, cioè quello fino al paese in cui
intendiamo commercializzare i nostri prodotti.
Andremo ad utilizzare un vettore aereo o navale a
seconda della soluzione logistica che abbiamo
scelto (corriere aereo o piattaforma logistica).
Nella
seconda fase non sarà necessario nessun tipo di
accordo per chi ha scelto di operare mediante
corriere espresso poiché solitamente tutti i
corrieri internazionali si occupano della gestione
delle tasse doganali. I problemi sorgeranno per
chi ha scelto il vettore navale. Non tutte le
compagnie che operano in questo settore, infatti,
si occupano di dogana e potrebbe essere necessario
un accordo con un operatore che svolga soltanto
questa fase, soprattutto se il paese in cui
abbiamo deciso di operare ha un tariffazione
doganale complicata
(ad esempio gli Stati Uniti).
Anche
per quanto riguarda il magazzino non sarà
necessario nessun accordo o partner commerciale se
la nostra soluzione logistica prevede il corriere,
tanto meno se avremo una rete di vendita già
esistente nel territorio. Un partner per questa
fase, invece, sarà indispensabile per chi ha
optato per la piattaforma. Tale partnership non si
limiterà solo alla individuazione del magazzino
ma anche al carico e scarico dei prodotti e alla
sua gestione, in quest’ultima fase in stretto
contatto con la unità aziendale che si occupa
della evasione degli ordini.
La
fase relativa all’ultimo miglio è quella che va
dall’aeroporto o magazzino di riferimento fino a
casa dell’acquirente. Nel caso di rete
commerciale già esistente si potrà scegliere di
dare la possibilità di poter consegnare a
domicilio e quindi si dovrà considerare un
accordo con un operatore che gestisca questa fase.
Il corriere aereo, invece, si occuperà anche di
questa fase, mentre per quanto riguarda la
piattaforma logistica sarà necessario un terzo
partner per la distribuzione dei prodotti. Tale
partner non potrà essere lo stesso delle fasi
precedenti perché risulterà più vantaggiosa la
scelta di un corriere locale o addirittura, dove
efficiente, del servizio postale nazionale.Una
distorsione dell’ultima fase del processo è
quella legata alla mancata consegna della merce;
questa è una delle difficoltà principali del
commercio elettronico perché blocca il ciclo di
distribuzione aggravando i costi per il corriere.
Questa evenienza, che comporta il percorso inverso
dei prodotti che si era sul punto di consegnare,
va affrontata con il minor dispendio di risorse
possibile. Alcuni operatori offrono all’utente
la possibilità di inserire il giorno e l’ora in
cui si vuole ricevere la merce. Possibilità che
comporterà uno sforzo oltre ad un costo logistico
non indifferente ma con un indice di “mancate
consegne” prossimi allo zero.
Altre
soluzioni vengono dagli spedizionieri che si
stanno organizzando per individuare punti di
raccolta sul territorio dove i clienti e-commerce
possono recarsi a ritirare, e magari anche pagare,
i prodotti acquistati. Tale individuazione va
nella maggior parte dei casi intesa come
partnership tra logisti e catene commerciali
presenti sul territorio.
Negli
Stati Uniti, ad esempio, la rete di caffè
Starbuck’s ha creato in ogni suo negozio un
corner per la consegna di prodotti acquistati
nella rete. Con i suoi 2.500 punti vendita offre
sicuramente un presenza interessante sul
territorio americano, almeno per quanto riguarda i
grandi centri urbani. Sulla scia degli americani,
anche in Italia la Tnt
ha stretto accordi con Buffetti e Ferrovie
dello Stato, per consegnare anche nelle stazioni
di provincia. Chl,
azienda leader in Europa per il commercio
online di prodotti informatici, ha stretto un
accordo con Mail Boxes Etc., rete mondiale di
negozi in franchising nei servizi postali.
L’accordo prevede, grazie alla fitta rete di
affiliati a Mail Boxes Etc., la possibilità di
ritirare i prodotti acquistati sul sito, nel
negozio più vicino a casa e negli orari più
comodi.
Investimenti
cospicui vengono sostenuti anche per poter fornire
servizi aggiuntivi. Dhl,
infatti, sta mettendo a punto una tecnologia
mediante la quale si potrà seguire il percorso
della propria spedizione sul cellulare Gsm. Le
previsioni più prudenti parlano di oltre 100
milioni di spedizioni nel 2002, quindi quello
delle consegne rischia di diventare il vero
“collo di bottiglia” del commercio elettronico
e sarà bene puntare sulla perfetta organizzazione
logistica, prima di accingersi a vendere nella
rete.
Le
diverse soluzioni presentate hanno punti di forza,
difetti e soprattutto costi differenti ma per
ognuna di queste soluzioni è comunque necessario
uno sforzo notevole da parte di chi intende
entrare nel sistema e-commerce. Una considerazione
su tutte va fatta, e cioè che il commercio
perfetto, ossia la produzione su richiesta, che si
credeva possibile con l’e-commerce è per ora
soltanto un lontano obiettivo.
Dovremmo però considerare la logistica come una parte della catena produttiva esternizzabile con maggiore ampiezza. E’ opportuno infatti concentrarsi sul prodotto e sul servizio diretto al cliente ed affidare a specialisti la consegna, partendo dalla movimentazione dei beni in ogni fase della catena del valore. Non ha senso portare la merce in magazzino solo per raccoglierla e concentrarla quando la si può vendere senza neanche toccarla. Molte aziende “evolute” in network solutions progettano il prodotto e lo vendono senza produrlo direttamente; ne controllano solo le fasi di produzione e tengono le redini della marca e del marketing. Per l’ottimizzazione degli imballaggi, dei pesi e degli ingombri, è necessario avere la logistica presente sin dalla fase di progettazione del prodotto.
La
missione dell’“E-Co” Management
nell’ambito aziendale è quella di fare
Comunità per evolvere secondo la logica di Rete
(da soli si rimane fuori): organizzarsi secondo
l’economia della comunicazione, conoscenza e
competenza, cooperazione competitiva e
convergenza digitale.
“E-Co”
è una sigla rappresenta una serie di attività
che si possono organizzare su Internet per
potenziare le risorse, per ottimizzare
l’organizzazione, per ampliare l’azione; il
presupposto è sentirsi parte di un sistema e
trovare altre Aziende con cui impostare
sinergicamente l’esperienza. Da soli,
soprattutto se si è piccoli ed inesperti, non
si possono sfruttare adeguatamente le vere
opportunità di affari, perché i concetti
fondamentali di gestione aziendale e sviluppo
commerciale hanno su Internet modelli
particolari e molto onerosi, tanto sotto il
profilo economico quanto sotto il profilo delle
risorse umane. Oggi “E-Co” sembra una
filosofia, domani sarà l’economia.
“E-Co”:
strategia della conoscenza e della competenza
Prima
di tutto “E-Co” significa strategia della
conoscenza e della competenza: una strategia
dove il valore immateriale legato alla
conoscenza (migliore definizione della struttura
del prodotto/servizio) e della competenza
(migliore relazione di fruibilità del
cliente/utente con il prodotto/servizio)
prendono il sopravvento sul valore materiale
legato ai metodi di produzione.
“E-Co”
integrazione di alcuni processi essenziali
“E-Co”
prevede che alcuni processi essenziali vengano
integrati, per essere condivisi da tutta la
struttura aziendale; l’obiettivo è quello di
raggiungere una sufficiente efficienza ed
evitare errori che possano precludere, a priori
e sin dall’inizio, il conseguimento di
risultati utili.
“E-Co”
affermazione di una mentalità cooperativa
“E-Co”
stimola la affermazione di una mentalità con
cui affrontare, insieme ad altri che hanno le
stesse caratteristiche e le stesse prospettive,
il mercato globale individuando esperienze da
sfruttare ed esempi da confrontare. I principali
punti d’incontro sono:
Co-marketing
+ Co-promozione: fare Comunità per essere
visibili
Il
successo di una presenza si internet in generale
e di una iniziativa di Commercio Elettronico in
particolare, dipendono dalla realizzazione
grafica del sito, dai contenuti redatti con
adeguata comunicativa e, in maniera essenziale,
dalle strategie di marketing e promozione
impostate prima e dalle relazioni organizzate
dopo.
“E-Co”
significa promuovere insieme le diverse proposte
per impostare strategie di marketing comuni,
e per dotarsi di servizi di “customer
care & satisfaction” ed i sistemi di
qualità.
Co-logistica
+ Co-amministrazione: fare Comunità per essere
efficienti.
Significa
puntualizzare e predisporre soluzioni organiche
per le spedizioni, gli incassi,
le
assicurazioni, le fatturazioni, i contratti, gli
adempimenti legali, la tutela della privacy,
la
formazione del personale; per il servizio
clienti, per offrire assistenza pre e post
vendita.
“E-Co”
significa impostare convenzioni con
spedizionieri qualificati per tipologia di merce
e/o
destinazione, l’assistenza per elaborare la
modulistica relativa al rispetto delle norme
relative
alla
tutela della privacy, le autorizzazioni
comunali per l’esercizio dell’attività, le
norme sul recesso
e la garanzia “soddisfatti o rimborsati”.
Co-operabilità
+ Co-vendita: fare Comunità per essere adeguati.
Le
fasi attuative della presenza su Internet in
generale e
del commercio elettronico in particolare
sono
complesse e richiedono professionalità.
“E-Co” significa anche elaborare progetti
integrati multiutenza
di database, datawarehouse, knowledge
management, sicurezza nelle transazioni;
“e-Co” significa operare insieme, significa
individuare partners, fornitori, distributori
con cui avviare collaborazioni che consentano la
crescita del fatturato senza modificare la
struttura aziendale e che aprano nuovi mercati
altrimenti impossibili; significa anche produrre
meglio specializzandosi in nicchie appropriate,
introducendo la massima flessibilità,
conquistando la massima agilità, assumendo la
massima velocità; significa insomma partecipare
ad una catena in cui si crea valore sfruttando
in pieno la logica della Rete.
Un’Azienda
“small” (piccola), per tenere il passo del
cambiamento imposto dalle tecnologie che
evolvono, deve diventare “smart”
(intelligente); allora compete anche con le
grandi Aziende, si può dire, alla pari.
La
tecnologia non è fatta di macchine ma di
consulenza per poterle sfruttare al meglio.
L’intelligenza non si
misura a chili, ma a idee; basta una sola
idea giusta, applicata nel modo corretto, con i
partner adeguati, che chiunque oggi può
emergere. La possibilità di ricambio è molto
alta, perché il Management affidabile ed
esperto, senza idee, diventa obsoleto, quindi
inutile.
In
un mercato competitivo globalizzato, con
numerose e continue novità, le sinergie e le
ottimizzazioni sono inutili se non sono
chiaramente comunicate all’esterno per farle
apprezzare. Ecco perché su tutto questa è
l’era della comunicazione
L’
“E-Co Management” ha la funzione di
apportare in azienda criteri di nuova
organizzazione da sostituire gradualmente a
quelli soggetti ad obsolescenza.
DALL’INTERNET PROVIDER ALL’E-PROVISIONER, via
ASP
Per
motivi tecnici ed economici non è ancora alla
portata di tutti avere direttamente Internet
dentro casa, come il telefono. La tecnica è
complessa, le procedure articolate, i costi
elevati, la vigilanza e la sicurezza
impegnative.
La
maggior parte delle aziende e la totalità dei
privati si avvale dei Provider per connettersi
ad Internet, per aprire una casella con
indirizzo di posta elettronica e per
domiciliare il proprio dominio, il sito web. I
servizi che oggi i Provider erogano sono
diversi e sempre più complessi ed evoluti,
come i diversi applicativi che organizzano
l’attività del sito; per non parlare della
sicurezza, firewall, dei sistemi di
velocizzazione, proxy, della banda di
collegamento, della vigilanza sulla costante
disponibilità online del server. Possiamo
contare sul Provider anche per l’assistenza
e l’aggiornamento tecnico. Non è facile
collegare in Rete un server dove tenere un
sito, lasciarlo acceso continuamente per
essere visibile sempre e per raccogliere la
posta elettronica. Il Provider lo fa per noi e
quando ne abbiamo bisogno ci colleghiamo alla
sua struttura per scaricare la posta o
aggiornare il sito. O per avere consigli sulle
novità tecniche di cui fruire.
I
Service Provider si occupano di
connettività, oggi gratuita quasi dappertutto
per le connessioni standard tanto analogiche
quanto ISDN; si occupano anche di hosting (domiciliazione
degli spazi web per i nostri siti) ed housing
(gestione in outsourcing di server chiavi in
mano); ovviamente il Service Provider realizza
i siti web per conto delle aziende,
soprattutto per la parte grafica.
I
Merchant Provider
gestiscono le operazioni di
commercio elettronico, transazioni, pagamenti,
incassi ed altro.
I
Content Provider hanno il compito di
pianificare, gestire ed aggiornare i siti web
con vere e proprie redazioni specializzate,
che elaborano i contenuti informativi, di
intrattenimento, di servizio in genere.
Quando
il Provider si occupa di marketing e, quindi,
di promozione e pubblicità, si chiama anche Web
Agency.
Esistono
3500 Provider in Italia; pochi hanno un
servizio a 360 gradi (Service, Merchant,
Content, Agency) supportato da tecnici e
ricercatori, grafici e copywriter affidabili e
professionali. Occorre una struttura adeguata
e ben avviata per essere punto di riferimento
nel tempo.
Cambiare
Provider è sempre una operazione complessa e
che comporta disagi per l’azienda. Meglio
affidarsi subito ad una struttura consolidata
ed esperta.
Un’ultima
categoria di Provider sono gli ASP –
Application Service Provider, che
assommano un po’ tutte le precedenti
funzioni con un’ottica evoluta verso la
partnership; tutto viene erogato a consumo:
connettività, spazi, programmi, applicazioni,
supporti. Un ASP deve avere una certa
dimensione por dotarsi dei mezzi di cui deve
disporre; ma per distinguersi deve trovare
servizi non standard, deve cioè pescare fuori
dai circuiti delle software house
multinazionali. I piccoli programmatori hanno
uno sbocco che prima non avevano; le piccole
aziende possono usufruire di mezzi che prima
non erano alla loro portata, senza capire la
scelta da fare, ma solo valutare come funziona
concretamente quando applicata alla propria
organizzazione.
La
riduzione del mercato della connettività a
due livelli estremi, gratuito da una parte e
ad alte prestazione dall’altro, unita
all’evoluzione del mercato, hanno modificato
il ruolo del Provider di prima generazione,
spostando la sua funzione da fornitore
prettamente tecnico a fornitore di servizi ad
alto contenuto di marketing.
Possiamo
ricordare le CGI, programmini con specifiche
funzioni montate sul server (bacheca, motore
di ricerca, shopping cart, formail e simili)
come il primo passo compiuto dal Service
Provider per arricchire le funzioni di un
server dedicato al web hosting.
L’ASP,
Application Service Provider, si può
considerare il passaggio intermedio, in quanto
si presenta come un fornitore di applicazioni
software con pagamento a consumo; l’azienda
utente non deve preoccuparsi di acquistare
hardware o software da tenere aggiornati e da
controllarne l’efficienza; si collega all’ASP,
utilizza quello che gli serve per il tempo
necessario, paga un canone fisso, a consumo o
misto e non si distrae dal suo lavoro, dal suo
“core business”; il servizio consente di
utilizzare applicazioni sempre aggiornate, ben
funzionanti, chiavi in mano, opportunamente
misurate e tagliate per l’esigenze
d’impresa. Pochi investimenti, nessun
rischio, minimo impegno di tempo. L’ASP
dispone di un centro servizi, una piattaforma
tecnologica, un data center, dove risiedono le
applicazioni; come i film “pay on demand”,
ti colleghi, scegli il programma che ti serve,
senza installarlo e testarlo, lo usi sotto la
guida del tecnico messo a disposizione e
lavori al meglio.
L’ASP
apre la strada all’E-Provisioner che offre
una gamma molto più estesa di servizi
tecnologici oltre alle applicazioni
generaliste, quelle più specifiche come
l’immagazzinamento dati (lo storage), le
elaborazioni personalizzate e le trasmissioni
di livello superiore.
L’E-Provisioner
pensa anche ad integrare il sistema
informativo aziendale, ad evolverlo e
modificarlo secondo le specifiche esigenze del
cliente, sempre a canone, con criteri di
affidabilità, sicurezza, scalabilità
impensabili per un singolo, piccolo, utente.
Con
il’E-Provisioner la strada per la New
Economy è praticamente aperta alle Piccole e
Medie Imprese, restie ad avventure e carenti
di risorse economiche, oltre che umane,
specializzate. L’informatizzazione è a
portata di mano, accessibile tecnicamente ed
abbordabile economicamente.
Se
la New Economy è caratterizzata dalla
smaterializzazione del prodotto e la
progressiva evoluzione in servizio, se la
proprietà viene mutuata in accesso ed
utilizzo secondo la necessità specifica, se
il digitale diventa comunicante attraverso la
rete per migliorare le prestazioni, riducendo
i costi, allora tutto sembra mettersi a favore
del sistema ASP/E-PROVISIONER.
Gli
ASP possono in questa fase ricoprire un
triplice ruolo strategico:
il primo è quello di creare la cultura ITC
presso le aziende fornendo soluzioni facili,
accessibili, progressive e misurate; per
utilizzare un termine di moda, usabili; il
secondo è quello di sopperire alla
mancanza di risorse qualificate (“skill
shortage” nella tecnologia e nel marketing)
che oggi ostacola un sano e corretto sviluppo
dell’ITC in Italia, come in Europa e nel
mondo; il terzo è quello di rimuovere lo
“skill, shade” la barriera che
impedisce a molti giovani talenti naturali di
emergere ed affermarsi, una barriera fatta di
grovigli burocratici estenuanti, di miopia
diffusa nella stragrande maggioranza delle
classi dirigenti, di insensibilità della
classe politica, di infrastrutture care e
carenti, di arretratezza della formazione,
della disattenzione verso la cultura
umanistica, sistemi informativi aziendali
pensati in grande.